E’ polemica per le parole pronunciate dal giornalista Maurizio Belpietro in occasione di un suo intervento alla trasmissione 4 di sera condotta da Paolo Del Debbio. Il direttore del quotidiano La Verità e del settimanale Panorama ha affrontato la delicata questione del taglio di 7mila dipendenti della scuola disposta con la nuova Legge di Bilancio 2027.
La sorpresa della maggioranza
Nel testo della manovra, si parla della riduzione del personale scolastico per 5mila insegnanti e 2mila appartenenti al personale Ata.
Un provvedimento che ha sorpreso la stessa maggioranza, con il ministro dell’Istruzione Valditara e il vicepremier Salvini che si sono detti sorpresi dalla decisione e all’oscuro del provvedimento.
Provvedimento che ha scatenato inevitabili polemiche nel mondo della scuola, da parte dei sindacati e da parte dei partiti dell’opposizione, al punto che si parla di una marcia indietro per reperire soldi utili alla copertura di questi posti di lavoro ed eliminare i tagli dalla manovra.
La provocazione di Belpietro
Vedremo come andrà a finire, ma Belpietro non è così convinto che si trattasse di un provvedimento sbagliato, per quanto inevitabilmente impopolare: “5mila insegnanti in meno certo non cambieranno la qualità dell’istruzione in questo Paese. E’ inutile prenderci in giro. Per esempio quando parlano dei tagli di 7mila posti di lavoro nel mondo dell’istruzione (5mila insegnanti e 2mila bidelli, tecnici, segretari e così via), ma voi sapete il fenomeno assurdo tipicamente italiano? Negli ultimi dieci anni, dal 2015 al 2025 gli studenti sono diminuiti per gli effetti della demografia, non per altro. Sono passati da 8milioni a 7 milioni. E sapete che cos’è successo? Non sono diminuiti gli insegnanti. No, gli insegnanti sono aumentati. Sono passati da 700mila a 930mila, con un raddoppio quasi degli insegnanti di sostegno. Allora che cosa voglio dire: capisco che il sindacato protesti perché ogni insegnante magari fa la tessera, capisco che i partiti cerchino di sfruttare questa questione, ma 5mila insegnanti in meno certo non cambieranno la qualità dell’istruzione in questo Paese“.
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