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Studentessa fermata mentre va al corteo, Piccolotti attacca: “Lo Stato deve chiedere scusa”

«Non è ammissibile che una ragazza venga fermata e trattenuta perché indossa una felpa nera». Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra e componente della Commissione Cultura della Camera, interviene sul caso di Carolina Di Giacomo, studentessa diciottenne del liceo Talete di Roma.

Secondo quanto riferito dalla parlamentare in un post pubblicato su Facebook, la giovane sarebbe stata fermata sabato scorso a piazzale Flaminio mentre si stava recando alla sua prima manifestazione.

«Era già stata identificata e aveva in tasca solo il telefono e un pacchetto di gomme», scrive Piccolotti. Nonostante questo, secondo il racconto della studentessa, sarebbe stata accompagnata in commissariato e trattenuta fino alla sera.

La deputata riferisce inoltre che alla ragazza sarebbe stato tolto il cellulare, impedendole per diverse ore di contattare il padre. Al momento del rilascio, racconta ancora Piccolotti, le sarebbe stato detto di non partecipare più alle manifestazioni «perché vi abbiamo registrato».

Sul caso la parlamentare annuncia di aver presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo di fare chiarezza su quello che definisce «un inammissibile sopruso» e un episodio contrario alla libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione.

Piccolotti richiama anche i numeri dei controlli effettuati il 24 ottobre: «In tutta Italia sono state identificate 4.292 persone e 371 sono state portate negli uffici di polizia, tra cui 110 minorenni». A Roma, aggiunge, sarebbero stati 96 i ragazzi accompagnati in Questura, mentre i denunciati sarebbero stati 11.

«Vogliamo sapere quante di queste persone siano state trattate come Carolina», afferma la deputata, che chiede anche un intervento sulle procedure adottate durante i fermi.

«Chiunque venga trattenuto in una caserma o in un commissariato deve poter avvisare subito un familiare o un avvocato. Se si tratta di un minore, i genitori vanno informati immediatamente».

La conclusione è netta: «Non si può spaventare un’intera generazione che torna in piazza per far sentire la propria voce. Manifestare è un diritto, non un reato. E una felpa nera non è un indizio. Lo Stato deve chiedere scusa a Carolina Di Giacomo».

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