“Mi dispiace per voi, ma sì, io faccio politica in classe e non smetterò mai”. Il professor Enrico Galiano spiega sui suoi canali social che un insegnante non deve astenersi dal portare la politica in classe, a patto che non sia propaganda. E spiega perchè: “Proprio perché sono un insegnante devo fare politica. Vediamo perché.
Dunque, intanto la terminologia: quello che voi forse volete dire è fare propaganda politica. Sono due cose molto diverse e sono d’accordo: non si deve fare.
Ma che cosa vuol dire politica? Treccani cosa dice? E’ l’insieme di tutte le cose che si fanno per la polis, per la città, per lo Stato.
Tradotto: tutto quello che fai, o non fai, è politica. Anche se fai il pane stai facendo politica, anche se fai l’operatore o l’operatrice ecologica stai facendo politica, anzi ancora di più.
Quindi anche leggere una poesia in classe è fare politica, insegnare ai ragazzi a parlare a turno, a buttare la carta nella carta e la plastica nella plastica, a trattare bene il materiale scolastico, a non voltarsi dall’altra parte quando vedono un’ingiustizia.
Tutto è fare politica. Ma come si fa a fare politica senza fare propaganda?
Vi dico come faccio io.
Dunque, il primo giorno di scuola appendo sopra di me due grandi cartelli. Il primo dice: “Dai la cera, togli la cera”, del grande maestro Miyagi.
Il secondo è questo: “Andate sempre a controllare se è vero quello che vi dicono”, soprattutto quello che vi dico io.
E glielo ripeto ogni santo giorno.
Ora, è ovvio che io abbia delle mie idee, ma cosa provo quando un mio studente, una mia studentessa alza la mano e, argomentando, sostiene delle idee diverse dalle mie?
A me non interessa farti pensare come me: a me interessa allevare pensatori e pensatrici.
Io non voglio insegnarti il mio pensiero, voglio insegnarti a pensare con la tua testa.
Io voglio che tu impari a mettere in discussione quello che senti, anche se lo senti da me.
A distinguere un fatto da un’opinione, a riconoscere quando qualcuno cerca di manipolarti, a difendere le tue idee con degli argomenti e ad avere il coraggio di cambiarle quando scopri che erano sbagliate.
Anche se questo significa che alla fine la penserai diversamente da me.
Quindi mi dispiace per voi, ma sì, io faccio politica in classe e non smetterò mai“.
