“Ho protestato contro il carovita e per le scuole, contro il razzismo e l’islamofobia. La nostra scuola crolla a pezzi”. E’ il punto di vista di uno degli studenti scesi in piazza in quello che verrà ricordato come il weekend caldo delle proteste nelle piazze italiane, con gli episodi più gravi avvenuti a Milano. Ma guai a chiamarlo maranza, per lui è un’offesa e non è difficile da capire.
Ragazzi di prima e seconda generazione
A raccontare il punto di vista di chi ogni giorno entra in scuole che non funzionano dal punto di vista strutturale e non solo, è stato nel corso dell’ultima puntata del programma di La7 Piazzapulita, condotto da Corrado Formigli, Fouad Krarmi, ventenne fondatore dell’organizzazione politica 2GEN, impegnata per difendere i diritti dei ragazzi di prima e seconda generazione in tutta Italia.
Il suo è il punto di vista di tanti ragazzi che sono nati nel nostro Paese o che si sono trasferiti qui nel corso della loro infanzia ma hanno genitori stranieri.
“Ho protestato contro il carovita e per le scuole, contro il razzismo e l’islamofobia. La nostra scuola crolla a pezzi”, ha detto il ragazzo. Fouad è nato a Torino da genitori stranieri. “Negli ultimi anni sta cambiando molto. A scuola siamo in questo momento in occupazione. Siamo stufi”.
Non chiamateci maranza
“Mio padre è un operaio di 64 anni, lavora nella stessa fabbrica da 40 anni e percepisce uno stipendio di 1800 euro al mese. In casa siamo in sei e viviamo in un trilocale in una casa popolare. Mi sento arrabbiato, vorrei che lo Stato trovasse un’alternativa, che si smettesse di spargere odio nei confronti dei ragazzi di prima e seconda generazione. Maranza? Per me è un insulto, è un’etichetta che non va bene, sono una persona, sono un italiano”, ha tenuto a sottolineare, e per quanto possa sembrare scontato, è un punto di vista che fa riflettere.
Poi c’è l’altra faccia delle proteste, quelle che sono degenerate in vandalismo e violenza: “Quello è politicamente scorretto, è una rabbia disorganizzata. Non li condanno, i giovani sono stufi. A scuola non ci possiamo stare, ci crolla addosso. Il diritto allo studio è anche avere una scuola decente”.