Continua a far discutere la notizia della decisione di eliminare la carne suina da alcune mense scolastiche. Vittorio Feltri, come sempre senza filtri, esprime il suo dissenso: “Altro che multicultura, è monocultura”.
Il rischio identitario
Il giornalista spiega la sua posizione: “Gli islamici il maiale non lo mangiano, allora togliamolo a tutti, così la facciamo corta”.
Il riferimento è alla notizia dei giorni scorsi secondo cui era stata presa la decisione di eliminare la carne suina da numerose mense scolastiche di Pordenone. Una scelta che ha suscitato molte critiche da diverse parti, scelta definita una rinuncia alle tradizioni italiane in nome dell’inclusione.
Alcuni menu scolastici hanno subito variazioni che contraddicono la tradizione culinaria e non solo italiana: addio a piatti tradizionali come le braciole e il prosciutto di San Daniele in favore di pietanze lontane dalla cultura gastronomica della nostra penisola, come il pollo al curry e il cous cous. Il motivo? Salvaguardare le tradizioni di alcuni studenti di alunni di origine straniera, andando anche incontro alle raccomandazioni regionali sul consumo di carni bianche.
Stoccata alla Schlein
Feltri però non ci sta: “Gli altri alle loro usanze ci tengono moltissimo, noi non più“. Secondo il giornalista, è una decisione che penalizza le nostre tradizioni in nome dell’inclusione e del quieto vivere, in modo da scongiurare contrasti culturali.
Feltri spiega che la sua critica non è per la rinuncia al maiale in sé, ma una questione di principio: “Nessuno da noi è obbligato a mangiare il maiale, si campa benissimo di tacchino, e i menù alternativi per chi non può o non vuole esistono già”.
“Inclusione sarebbe aggiungere un piatto. Qui si sottrae un piccolo-grande segno identitario per non urtare qualcuno che in tal modo ci impone il suo, e chi chiede spiegazioni passa per provocatore”.
Feltri chiude con una stoccata alla sinistra con un riferimento alle feste dell’Unità: “Temo che tra poco anche lì, con la Schlein, dopo il tempo della mortadella, verrà inesorabile quello del würstel di tacchino”.