Trecento euro aggiuntivi al mese per i docenti per adeguare gli stipendi all’aumento del costo della vita e alle retribuzioni dei colleghi della pubblica amministrazione ed europei. E’ la richiesta del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che in questo senso ha fatto direttamente richiesta al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
Una cifra ingente, se si considera gli aumenti risicati degli ultimi rinnovi di contratto scuola. Come si arriverebbe a incrementi così consistenti allora? La proposta è intervenire con un piano straordinario e pluriennale di adeguamento salariale per gli insegnanti. Questo consentirebbe di arrivare ad almeno 300 euro netti mensili aggiuntivi.
Il Coordinamento ha evidenziato che “La diversità degli inquadramenti professionali non costituisce una ragione sufficiente per escludere il confronto tra trattamenti economici”. Secondo l’organizzazione “la comparazione, quando fondata su dati attendibili e criteri omogenei, rappresenta uno strumento di conoscenza delle scelte economiche pubbliche e non una contestazione della funzione dirigenziale”.
Gli ultimi aumenti di stipendio sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Lo sforzo c’è stato da parte dell’amministrazione ma evidentemente non basta per colmare il gap accumulato negli ultimi anni. L’attenzione non è rivolta unicamente alle retribuzioni degli insegnanti ma anche del personale Ata, personale scolastico in difficoltà ed essenziale per il corretto svolgimento delle attività quotidiane.
Per questo, il Coordinamento chiede un aumento strutturale di 300 euro netti per tredici mensilità. Somma importante ma che potrebbe essere finanziata mediante risorse dedicate e permanenti concordate con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
“L’incremento dovrà avere carattere stabile e non essere subordinato all’assunzione di ulteriori incarichi o all’ampliamento degli obblighi professionali. Il riconoscimento economico dell’insegnamento deve infatti riguardare anzitutto la retribuzione ordinaria” chiarisce il presidente del CNDDU, Romano Pesavento.
“Il riconoscimento del lavoro docente non può limitarsi alla constatazione della sua complessità, ma deve tradursi in un miglioramento economico concreto, strutturale e verificabile, condizione indispensabile per sostenere l’attrattività della professione e la qualità del sistema nazionale di istruzione”.