La possibilità di introdurre una contrattazione separata per il personale scolastico potrebbe rappresentare un cambiamento importante per gli stipendi degli insegnanti, superando un meccanismo che, negli ultimi anni, ha contribuito ad aumentare la distanza tra le retribuzioni dei docenti e quelle degli altri dipendenti pubblici.
La proposta di Valditara
A rilanciare questa prospettiva è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che durante il convegno ANP del 13 ottobre a Roma ha dichiarato: “Dobbiamo andare verso una contrattazione separata, specifica per la scuola, rispetto al resto della funzione pubblica”.
Per comprendere perché questa scelta potrebbe favorire aumenti stipendiali maggiori, bisogna considerare il funzionamento dell’attuale sistema contrattuale del pubblico impiego.
Le regole introdotte con il decreto legislativo n. 29 del 1993, successivamente confluito nel Testo unico n. 165 del 2001, prevedono sostanzialmente dei limiti agli aumenti complessivi del monte stipendiale dei dipendenti pubblici.
Con l’ultimo contratto, sottoscritto per la scuola nel luglio scorso, gli aumenti si sono aggirati intorno al 6%, con variazioni relativamente contenute tra i diversi comparti.
Il problema è che la stessa percentuale di aumento produce incrementi economici differenti a seconda dello stipendio di partenza.
Per esempio, un dipendente pubblico che percepisce 30.000 euro lordi annui, con un aumento del 6%, ottiene 1.800 euro in più all’anno. Un altro dipendente che guadagna 35.000 euro lordi, con la stessa percentuale, riceve invece un incremento di 2.100 euro.
Questo significa che, anche applicando aumenti percentuali simili, chi parte da una retribuzione più elevata continua a ottenere incrementi maggiori in termini assoluti.
Nel corso degli anni, secondo l’analisi riportata, tale meccanismo ha contribuito ad ampliare progressivamente il divario tra gli stipendi del personale scolastico e quelli degli altri comparti della pubblica amministrazione.
Una contrattazione specifica per la scuola potrebbe consentire di superare questo vincolo, permettendo di discutere aumenti retributivi senza dover necessariamente seguire le stesse regole applicate agli enti locali, ai ministeri o alla sanità.
In questo modo si potrebbe intervenire sulle retribuzioni degli insegnanti con incrementi più consistenti, cercando di ridurre la distanza economica accumulata rispetto ad altre categorie di dipendenti pubblici.
Il plauso dei sindacati
È proprio questa la prospettiva sostenuta da tempo dalla Gilda degli Insegnanti. Il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana ha accolto positivamente le dichiarazioni del ministro, ribadendo che per sbloccare la questione stipendiale sarebbe indispensabile avere un contratto della scuola distinto da quello del resto del pubblico impiego.
Secondo Castellana, un contratto specifico per docenti e personale ATA permetterebbe inoltre di valorizzare maggiormente le competenze e le professionalità presenti nel settore scolastico.
Anche Unicobas sostiene da anni la necessità di separare la contrattazione scolastica da quella generale del pubblico impiego, avendo contestato già nel 1993 il meccanismo introdotto con il decreto legislativo n. 29.