Il calo delle nascite rischia di cambiare profondamente la scuola italiana nei prossimi quindici anni, con conseguenze importanti sia sul numero degli studenti sia su quello degli insegnanti. Lo riporta oggi la rivista specializzata sull’istruzione Tecnica della Scuola. Secondo le elaborazioni della Fondazione Agnelli, entro il 2040 potrebbero esserci quasi 2 milioni di alunni in meno, una riduzione di circa il 21% rispetto a oggi.
Gli alunni con disabilità
Lo status quo comporterebbe una diminuzione degli iscritti e una conseguente scomparsa di circa 95mila classi e 166mila posti da docente. Le conseguenze sarebbero particolarmente evidenti nel Mezzogiorno e nelle aree interne, dove il progressivo svuotamento delle scuole potrebbe mettere a rischio soprattutto i piccoli plessi.
Mentre diminuisce il numero complessivo degli studenti, continua ad aumentare quello degli alunni con disabilità. Nell’anno scolastico 2024/2025 erano quasi 377mila, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente, arrivando a rappresentare il 4,8% della popolazione scolastica.
Secondo le proiezioni riportate nella relazione tecnica sul decreto legge 170, se questo andamento dovesse continuare, entro quindici anni gli alunni con disabilità potrebbero rappresentare il 10% del totale.
L’impatto sulla composizione del personale docente comporterebbe che i posti comuni sarebbero destinati a diminuire per effetto del calo degli studenti, mentre il fabbisogno di insegnanti di sostegno potrebbe crescere.
Il rapporto tra insegnanti
La conseguenza più significativa è che entro il 2040 il numero dei docenti di sostegno potrebbe arrivare a eguagliare quello degli insegnanti di posto comune. Si tratterebbe di un cambiamento radicale rispetto alla situazione attuale, nella quale gli insegnanti di sostegno rappresentano già oltre un quarto del totale.
Numeri con i quali sarà necessario confrontarsi e in virtù dei quali sarà importante fare dei ragionamenti rapportati al fabbisogno delle scuole nei prossimi anni. L’attenzione sul sostegno è certamente aumentata, ma probabilmente non abbastanza se davvero il numero dei docenti di sostegno arriverà a eguagliare o addirittura superare quello dei posti comuni.