Scuola

Caldo nelle scuole, i 200 giorni di lezione non impediscono le chiusure: ecco quando si può sospendere

Il giorno di riapertura delle scuole si avvicina sempre più e le temperature, in alcune regioni italiane, non accennano a diminuire. E allora torna di moda la possibilità di posticipare l’avvio delle lezioni, come pensano di fare alcuni sindaci che hanno annunciato giornate da bollino rosso (è il caso di Palermo) incompatibili con la ripresa della scuola.

La sospensione delle lezioni

Nei giorni scorsi, il ministro Valditara ha ricordato che da un lato le regioni hanno autonomia nel gestire le date del calendario scolastici, e questo consentirebbe di valutare il rinvio dell’avvio delle lezioni nel caso ci siano condizioni climatiche estreme. Dall’altro lato però ha ricordato come sia necessario non perdere di vista il vincolo dei 200 giorni di lezione da rispettare.

Quindi con temperature molto alte, una scuola può arrivare anche a sospendere le lezioni, ma non esiste una regola automatica nazionale che consenta di farlo in base a un certo numero di gradi.

Come detto a Palermo si starebbe valutando un sistema a “bollino rosso” per gli edifici scolastici comunali che non hanno impianti di climatizzazione adeguati. Nei giorni di caldo estremo, il bollino potrebbe portare alla sospensione delle attività in presenza, proprio per evitare che alunni e personale rimangano in ambienti ritenuti non sicuri.

Il vincolo dei 200 giorni

Nel 95% delle classi italiane mancherebbe qualsiasi sistema di climatizzazione e la situazione certo non migliorerà con i 20 milioni stanziati dal Governo che non riusciranno a coprire i lavori in tutta Italia, soprattutto in tempi brevi e in tempo per l’inizio della scuola.

Se da un lato è necessario rispettare i 200 giorni di lezione, dall’altro secondo Anief, bisogna ricordare che questi non rappresentano un limite assoluto che impedisce qualsiasi chiusura: in presenza di circostanze eccezionali legate alla salute e alla sicurezza possono esserci sospensioni. Allo stesso tempo non basta il caldo, da solo, a far scattare automaticamente la chiusura. Servono i presupposti previsti e un provvedimento dell’autorità competente, per esempio il sindaco nei casi in cui abbia titolo a intervenire.