Personale Ata

Supplenze Ata 2026: ancora 21.500 posti vacanti, convocazioni in corso

Non solo i docenti coinvolti nella procedura di assegnazione degli incarichi a tempo determinato in vista del prossimo anno scolastico. La scuola ha bisogno anche e soprattutto del personale Ata per lo svolgimento di tutte le attività quotidiane, didattiche e non solo.

I posti vacanti

Secondo i sindacati, ci sono ancora più di 21.500 posti vacanti non coperti dalle immissioni in ruolo. Andranno conferiti mediante incarichi a tempo determinato con l’assegnazione delle supplenze.

L’urgenza al momento è quella di conferire più di 21.500 posti che risultano ancora vacanti e che annoverano ruoli come assistenti amministrativi, assistenti tecnici e collaboratori scolastici. Dovevano essere assegnati con le immissioni in ruolo, ma non è stato possibile. Si dovrà procedere quindi, almeno in parte, all’assegnazione di contratti a tempo determinato con scadenza al 30 giugno o al 31 agosto.

Non ci sono invece più in programma assegnazioni di incarichi mediante immissioni in ruolo. Per le supplenze, in questi giorni sono state perfezionate le operazioni relative alla prima fascia.

Le operazioni di terza fascia

Ma non è certo terminato il lavoro degli Uffici scolastici provinciali che proseguono con il conferimento degli incarichi in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, con nomine mediante il DM 75/2001 e alle successive operazioni riguardanti la terza fascia.

Bisogna infatti in qualche modo sopperire alla mancata assegnazione di qualcosa come oltre 21.500 posti vacanti non coperti dalle immissioni in ruolo nei profili di assistente amministrativo, assistente tecnico e collaboratore scolastico.

Quantificando gli incarichi, oltre il 64% delle disponibilità è coinvolta dalla mancato ricorso alle immissioni in ruolo. Posti che sommati alle altre disponibilità utili per le supplenze, dovranno essere conferiti mediante supplenze al 30 giugno e al 31 agosto, confermando come nel mondo della scuola, e non solo per i docenti, ci sia un abuso del precariato e un eccesso di supplentite.