Sostegno

Assunzioni docenti 2026: sostegno resta in emergenza, non ci sono docenti e si ricorre ai non specializzati

Non ci sono ancora dati ufficiali da parte del ministero in vista del prossimo anno scolastico, e non potrebbe essere diversamente considerato che nonostante le procedure di assunzione e assegnazione supplenze sia a buon punto, ancora tanto c’è da fare con i bollettini per le supplenze ancora in attesa dell’avvio del secondo turno.

Le cattedre scoperte

Ma un primo quadro può già essere delineato, e preoccupa quello inerente il mondo del sostegno, da tempo ormai oggetto di una dicotomia tra la percezione di corsi di specializzazione che intasano le graduatorie, producendo più docenti con titolo di quanti se ne possono assumere, e la realtà dei fatti con tantissime cattedre scoperte.

Una situazione non omogenea in tutto il Paese, ma che comunque in alcune zone preoccupa e non poco. Le zone d’Italia in difficoltà sono le solite note, a cominciare dalla Lombardia, in emergenza per infanzia e primaria.

Il riferimento è come detto al sostegno, con una percentuale di copertura solo al 70,74%, decisamente meno della media generale. Una regione in cui non si riesce a risolvere la mancanza di docenti specializzati, a fronte di molti percorsi abilitanti attivati negli ultimi anni.

Le difficoltà del sostegno

Fa riflettere, ma non sorprende più di tanto, che la difficoltà maggiori siano proprio della regione con più abitanti in Italia. Le statistiche dicono che le nuove assunzioni in ruolo per il sostegno hanno coperto meno della metà dei posti disponibili. Non si è riusciti ad andare oltre il 48,65%.

Questo significa, tradotto in parole semplici, che una cattedra su due per gli alunni con disabilità in questa regione resterà scoperta. Ma la normativa consente anche di ricorrere a supplenti non specializzati, cosa tra l’altro che accade anche con le conferme dei docenti di sostegno su richiesta delle famiglie.

I sindacati stanno evidenziando, analizzando i primi dati pervenuti in attesa di quelli ufficiali e definitivi, che le problematiche maggiori riguardano la scuola dell’infanzia e della primaria. E’ proprio questo l’ambito più in difficoltà, decisamente più grave rispetto alla secondaria.