Torna a tenere banco, come ogni anno, la questione dell’assegnazione delle cattedre su sostegno ai docenti non specializzati. Un paradosso tipico della scuola italiana: ci sono moltissimi docenti specializzati, al punto che tanti sono senza lavoro. Ma c’è anche molto squilibrio regionale e territoriale, e infatti ci sono zone e gradi scolastici con carenza di personale specializzato.
La domanda per le max 150 preferenze
Al tempo stesso vengono criticati Tfa e soprattutto Corsi Indire, che sfornano specializzati destinati a intasare le graduatorie senza lavorare. Ma allora perché si ricorre all’assegnazione di supplenze a chi è senza titolo? E soprattutto perché il ministero da un lato spinge per l’importanza della specializzazione, e dall’altro consente ai non specializzati di insegnare sul sostegno, compresi i docenti confermati dalle famiglie sulla stessa cattedra dell’anno precedente?
Insomma tanti interrogativi che per il momento non sembrano trovare risposta, ma che per ora vengono gestiti da una normativa ambigua. Come sta accadendo in questi giorni con la presentazione della domanda per le max 150 preferenze da parte dei docenti inseriti nelle GaE o nelle GPS valide per il biennio 2026/28.
Le nuove scuole di specializzazione SSSDIS
In base alla normativa, infatti, i docenti che figurano nelle GPS accedono in automatico all’inserimento nelle graduatorie incrociate del relativo grado di istruzione. Le graduatorie sono proprio quelle utilizzate per assegnare cattedre sul sostegno, se vacanti, ai docenti non specializzati.
E infatti il meccanismo prevede che una volta esaurite le graduatorie degli specializzati, in caso di ulteriori posti disponibili, possano ricevere incarichi di sostegno anche i docenti privi della specializzazione. Perché ciò avvenga, però, i suddetti devono averne fatto esplicita richiesta.
Nel frattempo si profila l’indizione del terzo ciclo Indire per la specializzazione breve degli insegnanti di sostegno, e soprattutto la sostituzione del Tfa con i Corsi SSSDIS, che prenderebbero il posto in maniera strutturale come scuole di specializzazione del Tfa, consentendo una formazione continua e non basata su cicli come avviene adesso.
