Carta del Docente, arretrati nel 2027 ma niente computer: la beffa per i precari

Chi riceverà nel 2027 gli arretrati della Carta del Docente ottenuti tramite ricorso potrebbe non poterli usare subito per comprare un computer, un tablet o altri prodotti informatici.

La nuova normativa

La nuova normativa prevede infatti che nell’anno scolastico 2025/2026 hardware e software possono essere acquistati e che questi acquisti saranno consentiti soltanto ogni quattro anni. Il limite vale anche per le somme riconosciute dopo una sentenza favorevole.

Questo significa che non conta l’anno in cui il Ministero accredita materialmente gli arretrati. Conta la finestra temporale prevista dalla normativa.

Se un docente ricevesse il denaro all’inizio del 2027, quindi durante l’anno scolastico 2026/2027, non potrebbe utilizzarlo per acquistare un computer, perché la finestra 2025/2026 sarebbe già terminata. Dovrebbe aspettare la successiva finestra quadriennale, presumibilmente l’anno scolastico 2029/2030.

Nel frattempo, però, le somme non sarebbero necessariamente inutilizzabili: potrebbero essere spese per gli altri beni e servizi ammessi dalla Carta, per esempio libri e pubblicazioni, corsi di formazione, biglietti per musei, cinema e teatro, iniziative culturali previste dalla piattaforma.

La prossima finestra

I docenti perdono quindi la possibilità di comprare subito il computer non per una propria scelta, ma perché il Ministero ha ritardato l’esecuzione della sentenza. Secondo il decreto e le FAQ ministeriali, non è prevista una deroga per chi riceve tardivamente gli arretrati. In ogni caso i docenti coinvolti non dovranno attendere quattro anni esatti dal momento dell’accredito, ma fino alla prossima finestra prevista, cioè indicativamente il 2029/2030.

Nel frattempo prosegue la battaglia sindacale per fare in modo che nei prossimi anni la carta del docente torni al suo importo standard di 500 euro, diminuito da quest’anno in seguito all’ampliamento della platea dei beneficiari cui non è corrisposto un eguale adeguamento dei fondi disponibili.

Se da un lato concedere il beneficio anche ai precari si è rivelato assolutamente giusto, altrettanto non lo è stato secondo i sindacati ridurre l’importo per tutti gli altri.