Per molti insegnanti le risorse destinate a Carta del docente e fondi scolastici dovrebbero diventare reddito stabile, direttamente in busta paga.
La richiesta che arriva da una parte consistente del personale docente è chiara: trasformare alcune risorse oggi vincolate a finalità specifiche in aumenti diretti dello stipendio. Non bonus, non fondi da utilizzare entro determinati limiti, non compensi legati a progetti o attività aggiuntive, ma somme riconoscibili nella busta paga ordinaria.
È questo il dato principale che emerge dall’indagine condotta da SWG per la Gilda degli Insegnanti tra il 1° e il 7 aprile 2026. Il sondaggio ha coinvolto un campione nazionale di 731 docenti della scuola primaria e secondaria e fotografa un orientamento piuttosto netto: una parte maggioritaria degli insegnanti preferirebbe ricevere direttamente nello stipendio le risorse oggi destinate alla Carta del docente e una quota dei fondi collegati al Fondo d’istituto e al Fondo per il Miglioramento dell’Offerta formativa.
La Carta del docente vista come possibile integrazione allo stipendio
Per quel che riguarda la Carta del docente, il 63% degli insegnanti intervistati si dice favorevole all’idea di trasferire quelle risorse direttamente in busta paga. Il 29% si dichiara contrario, mentre l’8% non prende posizione.
La Carta, attualmente pari a 500 euro annui, è al centro del dibattito anche per l’ipotesi di riduzione a 383 euro. Per molti docenti, quindi, il tema non riguarda soltanto lo strumento in sé, ma il valore economico complessivo riconosciuto alla professione.
Tra chi sostiene il passaggio in busta paga prevale una motivazione concreta: aumentare il reddito disponibile. La somma, se inserita nello stipendio, avrebbe un impatto più diretto sulla retribuzione e potrebbe incidere anche sul piano previdenziale. In altre parole, non sarebbe più un importo spendibile solo per determinate finalità, ma diventerebbe parte del trattamento economico ordinario.
Il favore cresce tra i docenti con maggiore anzianità. Tra chi insegna da oltre trent’anni il consenso arriva al 69%, mentre tra gli over 55 si attesta al 65%. Percentuali alte si registrano anche nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove il tema del reddito pesa in modo evidente.
La posizione contraria nasce invece da una preoccupazione diversa: togliere il vincolo di destinazione potrebbe indebolire la formazione individuale. Per una parte degli insegnanti, la Carta resta uno strumento utile proprio perché obbliga a investire in aggiornamento professionale, libri, corsi, strumenti digitali e materiali didattici. Questo orientamento risulta più marcato nei grandi centri urbani, dove i contrari raggiungono il 41%.
Fondo d’istituto, due docenti su tre vogliono una quota stabile
Il consenso è ancora più alto quando si parla del Fondo d’istituto e del Fondo per il Miglioramento dell’Offerta formativa. Secondo l’indagine, il 66% dei docenti sarebbe favorevole a destinare direttamente in busta paga una parte di queste risorse. I contrari sono il 25%, mentre il 9% resta indeciso.
Anche in questo caso il consenso è particolarmente forte nel Sud e nelle Isole, dove raggiunge il 78%. Tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado la quota dei favorevoli arriva invece al 72%.
Le resistenze emergono soprattutto tra i più giovani. Tra gli under 34, il 35% preferirebbe mantenere le risorse collegate alle attività scolastiche e ai progetti. Una posizione più prudente si registra anche nel Nord Italia e nei grandi centri urbani, dove resta più forte l’idea che i fondi debbano continuare a sostenere l’ampliamento dell’offerta formativa.