Sospensione o la limitazione dell’indizione di nuovi concorsi per profili professionali già presenti in graduatorie vigenti. E’ l’impegno preso dal Governo con l’ultima manovra, e potrebbe essere il segnale di un’apertura concreta verso il doppio canale di reclutamento docenti.
Obiettivo Gpsr
Fondamentale monitorare il confronto con Bruxelles relativo un nuovo strumento di reclutamento da affiancare ai concorsi, rivelatisi insufficienti per la risoluzione di precariato e supplentite. Al centro della discussione c’è soprattutto la proposta di trasformare le attuali GPS in GPSR, Graduatorie provinciali per le supplenze e il ruolo.
A rilanciare la richiesta è Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega ed ex presidente della commissione Cultura del Senato. In un intervento pubblicato sulla propria pagina Facebook, Pittoni ha spiegato che il nuovo sistema consentirebbe anche ai precari con molti anni di servizio di accedere direttamente all’immissione in ruolo.
Le GPSR, secondo l’esponente della Lega, «ridarebbero dignità anche ai precari cosiddetti “storici”», permettendo loro di ottenere un contratto a tempo indeterminato sia sul sostegno sia sui posti comuni, sulla base del punteggio maturato in graduatoria.
Pittoni ha comunque sottolineato come, nel corso degli ultimi anni, siano già stati raggiunti alcuni risultati intermedi. L’accordo inizialmente sottoscritto con l’Unione europea dal precedente Governo, ha ricordato, non prevedeva infatti il riconoscimento della figura del docente idoneo.
Il confronto con la Commissione europea
Il sistema immaginato prevedeva concorsi annuali privi di graduatorie di merito. Chi non fosse risultato vincitore avrebbe quindi dovuto partecipare nuovamente alla procedura successiva, ripartendo ogni volta da zero.
«Per l’Europa i precari, oltre a lavorare e occuparsi della famiglia, avrebbero dovuto passare ogni anno quattro o cinque mesi a prepararsi per il concorso finché non fossero rientrati fra i vincitori», ha osservato Pittoni.
Per modificare questa impostazione, ha aggiunto, sono stati necessari quasi tre anni di confronto con la Commissione europea. L’obiettivo raggiunto è stato quello di reintrodurre le graduatorie di merito e riconoscere maggiori possibilità di assunzione anche agli aspiranti risultati idonei ma non immediatamente vincitori.
Nei primi tre anni, gli idonei dei concorsi PNRR possono concorrere per il 30% dei posti messi a bando. Pittoni ha precisato che non è stata fissata una percentuale massima di candidati idonei: tutti coloro che hanno superato le prove hanno acquisito il diritto di aspirare all’assunzione.
L’introduzione degli elenchi regionali
Da quest’anno, inoltre, gli idonei possono essere inseriti negli elenchi regionali, con la possibilità di aggiornare ogni dodici mesi la regione scelta e di essere assunti a tempo indeterminato senza dover sostenere ulteriori prove concorsuali.
Agli elenchi possono accedere tutti gli idonei dei concorsi banditi dal 2020 in poi. Si tratta, secondo Pittoni, di candidati che erano stati esclusi dalle precedenti intese definite con Bruxelles.
Il meccanismo, almeno nella fase iniziale, potrebbe tuttavia non determinare un numero particolarmente elevato di assunzioni, perché interviene soprattutto sulla distribuzione dei posti già disponibili. Le prospettive potrebbero però cambiare dopo la conclusione delle procedure concorsuali legate al PNRR.
Pittoni richiama quanto accaduto nel 2023, quando, in assenza dei vincitori del primo concorso PNRR, furono assunti più di 22 mila idonei del concorso ordinario del 2020. Quel numero, ha evidenziato, sarebbe successivamente salito a circa 30 mila, mentre numerose graduatorie risultano già esaurite.
La sospensione dei concorsi
«La cosa davvero importante è che si va ad attivare un meccanismo» che, una volta conclusa la fase dei concorsi PNRR, potrebbe creare condizioni favorevoli a uno scorrimento più ampio delle graduatorie e a un maggior numero di immissioni in ruolo.
L’esponente della Lega ha infine ricordato che, con l’ultima legge di Bilancio, il Governo si è impegnato a valutare la sospensione o la limitazione di nuovi concorsi per i profili professionali per i quali risultano già vigenti delle graduatorie.
L’obiettivo, conclude Pittoni, è quello di privilegiare lo scorrimento delle graduatorie esistenti, evitando di bandire nuove procedure quando sono ancora presenti candidati idonei in attesa dell’assunzione.
