La Corte di Cassazione ha chiarito la questione relativa al cosiddetto scatto del 2013 per docenti e personale della scuola. Secondo la Cassazione, l’anno 2013 può essere riconosciuto dal punto di vista giuridico, ma non produce effetti economici. Al momento quell’anno non viene conteggiato per maturare lo scatto di anzianità e quindi non comporta aumenti dello stipendio.
La decisione della Cassazione
L’avvocato Walter Miceli dell’ANIEF ha spiegato a Orizzonte Scuola che il blocco deriva da una specifica disposizione di legge, che ha congelato gli incrementi economici legati al 2013.
Per questo motivo, i giudici non possono riconoscere autonomamente gli aumenti stipendiali: per rendere valido il 2013 anche dal punto di vista economico è necessario un intervento del Parlamento.
La decisione della Cassazione chiude quindi, almeno sul piano giudiziario, la possibilità di ottenere il riconoscimento economico dello scatto attraverso un ricorso. Senza una nuova legge, il 2013 continuerà a non essere conteggiato ai fini dell’aumento dello stipendio.
L’avvocato Walter Miceli dell’ANIEF spiega che “la Cassazione riconosce il 2013 da un punto di vista giuridico ma non da un punto di vista economico. Il Parlamento deve intervenire su questa materia per riconoscerci il 2013. Da un punto di vista legale c’è la pietra tombale di quello che ha detto la Cassazione.
Le prospettive future
Quindi si può sperare in una risoluzione? Sì, si può sperare, ma solo sul piano politico e legislativo.
Dopo la pronuncia della Cassazione, la strada dei ricorsi appare sostanzialmente chiusa: i giudici non possono riconoscere gli effetti economici del 2013 finché resta in vigore la norma che li blocca.
La situazione potrebbe cambiare soltanto con una legge approvata dal Parlamento, uno stanziamento economico specifico o eventualmente un accordo politico o contrattuale che recuperi almeno in parte quell’annualità.
Quindi non è impossibile, ma non è neppure un diritto che verrà riconosciuto automaticamente. Il problema principale è economico: recuperare il 2013 comporterebbe costi molto elevati per lo Stato, sia sugli stipendi futuri sia sugli eventuali arretrati.
Quindi speranza sì, certezza no. E, dopo la Cassazione, la pressione dovrà essere rivolta soprattutto a Governo e Parlamento, non ai tribunali.
