Precari sostegno: assunzione docenti specializzati già in graduatorie sature nelle regioni e ordini di scuola dove il personale manca, proposta Uil

Gli aspiranti docenti specializzati di ben quattro regioni italiane rischiano di restare a bocca asciutta in vista del prossimo TFA Sostegno, questione che rilancia ulteriormente il tema della necessità di istituire scuole di formazione continua su tutto il Paese, come già ipotizzato dal terzo piano di azione che propone le nuove scuole SSSDIS. Nel frattempo però l’attualità racconta di un undicesimo ciclo del Tfa che mette a bando 30mila nuovi posti lasciando escluse però quattro regioni.

Graduatorie sature

I sindacati non ci stanno e parlano del rischio di alimentare ancora di più il precariato, raggiungendo livelli che nel resto di Europa non si conoscono. La buona notizia dei 30mila posti per il prossimo ciclo di specializzazione Tfa è stata offuscata dal fatto che lo squilibrio territoriale resta profondo.

E così alla vigilia del nuovo anno scolastico, il quadro nazionale racconta di province settentrionali con graduatorie di docenti specializzati sature, cui fanno da contraltare regioni come Calabria, Sicilia o Molise dove ci sono già da mettere in preventivo molte cattedre scoperte.

La Uil propone l’assunzione di docenti specializzati già presenti nelle graduatorie sature verso quelle regioni e quegli ordini di scuola dove il personale manca. Inoltre, servirebbe la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, tema affrontato più volte anche da Anief negli ultimi anni.

Andare oltre le logiche di mercato

Altrimenti il rischio è quello di continuare a formare docenti andando a saturare territori in cui c’è già molta offerta, lasciando scoperti quelli dove la domanda è alta.

Sfruttando le graduatorie sature per coprire i posti disponibili altrove, si arriverebbe a una soluzione agevole nell’interesse di tutti, studenti in primis ma anche docenti disoccupato.

Alla base resta la necessità di programmare i corsi in base ai fabbisogni reali e non a logiche di mercato, trasformando il precariato in un serbatoio che dia continuità didattica e stabilità lavorativa.