Il Terzo Piano di Azione Nazionale per la disabilità, nello specifico la 4ª Linea di Intervento dedicata a Istruzione, Università e Formazione, introduce un concetto importante sul tema del sostegno che potrebbe cambiare il modo in cui i docenti si approcciano alla professione e che invece ha caratterizzato gli ultimi anni, provocando anche non poche critiche da parte dei colleghi.
La qualità dell’inclusione scolastica
Il riferimento è alla volontà e alla necessità da parte del ministero di provare a migliorare la qualità dell’inclusione scolastica. Lo strumento per arrivare a questo risultato, oltre all’istituzione delle scuole di formazione continua che dovrebbero prendere il posto del Tfa con caratteristiche ancora non meglio precisate, sarebbe quello di favorire la continuità didattica nelle procedure di assunzione e di nomina su “posto di sostegno”.
Come? Il ministero vorrebbe limitare ciò che avviene al momento, e cioè l’abitudine e il ricorso al passaggio da insegnante di sostegno a insegnante curriculare.
Questo verrebbe attuato in diversi modi, ma soprattutto con l’introduzione di incentivi per chi sceglie il sostegno. Si tratta di misure d’altra parte cui il ministero ha già fatto ricorso quando si è trattato di promuovere la scelta di zone con povertà educativa o disagio.
La continuità didattica
Un altro strumento sarebbe quello di stabilire una quota minima di permanenza nella scuola assegnata. Il risultato sarebbe anche a vantaggio dello studente, perché in questo modo l’alunno verrebbe seguito dallo stesso docente per il suo intero percorso di studi e non soltanto a singhiozzo precludendo la continuità didattica indispensabile per tutti gli studenti, ma in particolare per quelli che hanno bisogno di insegnanti di sostegno.
Un altro strumento da adottare sarà quello di anticipare le operazioni di nomina su posto di sostegno. In questo modo, l’anno scolastico dovrebbe iniziare già con il docente assegnato in via definitiva al suo incarico. La continuità didattica sarà maggiormente assicurata anche al personale docente a tempo determinato, obiettivo che si sta provando a perseguire già con la nuova norma dei docenti di sostegno confermati su richiesta della famiglia.
