Sostegno, Tfa sostituito da master di I e II livello e corsi mirati: ma ci sono già 80 mila insegnanti specializzati precari

L’undicesimo ciclo Tfa, che sta per partire, sarà l’ultimo? E’ possibile se si considerano i contenuti del Terzo Piano di azione per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità, adottato con D.P.R. 12 marzo 2026 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 maggio scorso.

Le nuove scuole

La specializzazione sul sostegno è destinata a cambiare ancora, dopo la nascita dei Corsi Indire per la specializzazione abbreviata per triennalisti e specializzati estero, con l’arrivo delle Scuole di specializzazione per il sostegno didattico e per l’inclusione scolastica.

Secondo la quarta area del Piano, sono in arrivo nuovi percorsi formativi da far rientrare nelle SSSDIS, nuovi corsi specializzanti che prenderanno il posto del Tfa. Certezze sono poche, considerato che sono novità ancora tutte da definire.

Come impatteranno questi corsi sugli attuali 80 mila insegnanti già specializzati con i TFA e con i corsi INDIRE, è difficile dirlo.

Quel che sappiamo è che queste nuove scuole di specializzazione, avranno l’obiettivo di rendere strutturale la preparazione del personale che lavora sull’inclusione. E qui entra in gioco il Tfa, definito un sistema percepito come discontinuo e legato a cicli autorizzativi periodici.

Master di I e II livello

Al posto dell’attuale TFA sostegno, gestito dalle università, arriveranno scuole di specializzazione dedicate. Ma queste scuole potrebbero anche non prendere integralmente il posto del Tfa, quanto piuttosto affiancarlo o integrarlo.

Le SSSDIS potrebbero coinvolgere l’intera comunità scolastica, comprensiva di docenti curricolari, dirigenti, personale ATA e figure educative.

L’obiettivo delle SSSDIS sarà quello di stabilizzare l’offerta formativa e migliorare la qualità dell’inclusione scolastica con interventi di sistema, tra cui master di I e II livello e corsi mirati.

I prossimi passaggi saranno istituire le SSSDIS, attivare le Scuole negli atenei già autorizzati per il sostegno e infine varare regolamenti per definire la frequenza e assicurare la qualità dell’apprendimento che serviranno ad avere riferimenti precisi come il numero di partecipanti ammessi a corsi e laboratori e il corretto rapporto tra docenti e corsisti.