Sciopero scrutini dal 13 al 21 giugno: la FLC CGIL alza il livello dello scontro sugli Istituti Tecnici

Dal 13 giugno i docenti potranno fermarsi per un’ora durante gli scrutini finali. Al centro della protesta la riforma dell’Istruzione tecnica.

La protesta contro il riordino degli Istituti Tecnici arriva nel momento più delicato dell’anno scolastico: quello degli scrutini finali. La FLC CGIL ha indetto una mobilitazione nazionale breve, in programma dal 13 al 21 giugno 2026, rivolta al personale docente delle scuole secondarie di secondo grado coinvolte nelle operazioni di valutazione conclusiva.

Non si tratta di uno stop generalizzato dell’intera giornata, ma di un’astensione limitata a un’ora nell’ambito degli scrutini. Una scelta che punta a rendere visibile il dissenso senza superare i limiti previsti dalla disciplina sui servizi pubblici essenziali. Restano infatti fuori dalla protesta gli scrutini collegati agli esami conclusivi dei cicli di istruzione, che non saranno interessati dall’astensione. Dopo l’ultimo sciopero che ha riguardato la scuola a fine maggio, un’altro stop.

Lo scontro sul futuro degli Istituti Tecnici

La decisione del sindacato si inserisce nella vertenza aperta sulla riforma dell’Istruzione tecnica, contestata per le possibili conseguenze sull’organizzazione delle scuole, sugli insegnamenti e sugli organici. La proclamazione è stata formalizzata il 3 giugno 2026, dopo un percorso di mobilitazione già avviato nelle settimane precedenti.

Secondo la FLC CGIL, il riordino rischia di modificare in modo profondo l’equilibrio dell’offerta formativa degli Istituti Tecnici, con un ridimensionamento di alcune discipline considerate centrali sia sul piano culturale sia su quello professionalizzante. Il timore espresso dal sindacato è che l’intervento non si limiti a una revisione ordinamentale, ma finisca per incidere direttamente sulla qualità della didattica, sulle condizioni di lavoro e sulla tenuta occupazionale del personale.

Le preoccupazioni riguardano non solo i docenti, ma anche il personale ATA, per il quale eventuali riduzioni o riorganizzazioni potrebbero tradursi in una contrazione dei posti disponibili.

La richiesta: fermare o rinviare l’attuazione

Alla base dello sciopero c’è la richiesta di sospendere il percorso di applicazione della riforma, o quantomeno di rinviarne l’avvio. Il sindacato chiede che i provvedimenti attuativi vengano bloccati e che si apra un confronto reale con le organizzazioni sindacali rappresentative e con le parti sociali.

Per la FLC CGIL, prima di procedere sarebbe necessario valutare in modo condiviso gli effetti della riforma su più livelli: ordinamentale, didattico, organizzativo e professionale. Un nodo ulteriore, sottolineato dall’organizzazione sindacale, riguarda l’assenza di risorse aggiuntive adeguate a sostenere il cambiamento.

La proclamazione dello sciopero arriva dopo il mancato esito positivo del tentativo di conciliazione svolto il 27 aprile 2026 presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Da quel passaggio, la vertenza è proseguita con diverse iniziative: lo sciopero del 7 maggio, l’astensione dalle prestazioni aggiuntive orarie dal 22 maggio al 21 giugno 2026 e la sospensione delle procedure relative alle adozioni dei libri di testo.

Pressione anche sul Parlamento

La mobilitazione non si ferma alle scuole. La FLC CGIL ha chiesto un incontro urgente ai capigruppo parlamentari di Camera e Senato e ha presentato proposte emendative al Decreto-legge 144 del 23 settembre 2022, nel tentativo di intervenire anche sul piano politico e legislativo.

Il sindacato conferma la disponibilità a un confronto immediato, ma chiede che le criticità sollevate non vengano archiviate come semplici obiezioni di categoria. Per la FLC CGIL, la questione riguarda il modello stesso di Istruzione tecnica che il Paese intende costruire: una scuola capace di tenere insieme competenze professionali, formazione generale e stabilità del lavoro, oppure un riordino destinato a produrre tagli, squilibri e nuove incertezze negli istituti.