Tfa, Indire, conferme sul sostegno: ma 57mila cattedre vanno a non specializzati

Non è importante solo quante cattedre di sostegno vengono coperte nella scuola italiana, ma da chi vengono coperte. L’attenzione dell’attuale ministero in carica è innegabile, tra corsi Indire per la specializzazione sul sostegno e conferma dei docenti di sostegno su richiesta della famiglia. Norme anche molto contestate, ma che guardano sicuramente nella direzione di assicurare maggiore qualità di insegnamento agli studenti con disablità.

I dati Istat

Eppure i dati Istat mettono in evidenza un paradosso: sul piano numerico il sistema sembra reggere, perché gli insegnanti di sostegno superano quota 261mila e il rapporto alunno-docente nella scuola statale è di 1,4, migliore del parametro 2:1. Ma questo dato rassicurante nasconde una criticità pesante: una parte consistente delle cattedre viene assegnata a docenti senza specializzazione.

Il problema riguarda circa 57mila insegnanti, pari al 22% dei docenti di sostegno. Si tratta di docenti curricolari “prestati” al sostegno per coprire posti che altrimenti resterebbero scoperti. Questo significa che formalmente l’alunno ha il docente assegnato, ma non sempre ha davanti una figura preparata in modo specifico sulla disabilità, sulla pedagogia speciale, sulla gestione del PEI e sulle strategie educative individualizzate.

La frattura è soprattutto territoriale. Al Nord il fenomeno è molto più marcato: il 32% dei docenti di sostegno è senza titolo, mentre nel Mezzogiorno la quota scende all’11%. Una differenza legata anche alla minore attrattività di alcune regioni settentrionali, dove costo della vita, graduatorie e mobilità rendono più difficile trattenere docenti specializzati.

L’impatto su studenti e famiglie

Il problema diventa ancora più delicato nei primi gradi scolastici. Alla scuola dell’infanzia il 27% dei docenti di sostegno non è specializzato, alla primaria il 28%. Sono proprio le fasce in cui la relazione educativa, la costruzione delle autonomie, la comunicazione e la routine quotidiana hanno un peso enorme. Per questo la copertura della cattedra non basta: se il posto viene affidato a un docente senza formazione specifica, l’inclusione rischia di restare solo sulla carta.

C’è poi da considerare l’impatto che tutto ciò ha sulle famiglie: uno studente può ritrovarsi seguito da un docente di chimica, lettere o altra disciplina, senza competenze specifiche in sostegno. Non è una colpa individuale del docente, ma un limite del sistema: la scuola riesce a coprire l’orario, ma non sempre riesce a garantire la qualità professionale richiesta da situazioni complesse.

A questo si aggiungono i ritardi nelle nomine. Nell’autunno 2024 oltre il 22% dei docenti di sostegno non era ancora stato assegnato all’avvio dell’anno scolastico, e dopo un mese il 10% dei posti risultava ancora vacante. Qui il problema si somma: prima l’alunno resta senza docente, poi magari arriva una figura non specializzata, spesso senza un passaggio di consegne adeguato e senza piena conoscenza del Piano educativo individualizzato.