Gli aumenti di stipendio nel mondo della scuola negli ultimi anni non sono mancati, grazie all’impegno del governo Meloni e del ministro Valditara che hanno assicurato durante questa legislatura tre rinnovi di contratto, con i fondi già stanziati fino al 2023. Un dato oggettivo e innegabile. Quello su cui si può discutere è invece l’importo degli stessi aumenti, insufficienti ad adeguare le retribuzioni dei dipendenti scolastici al redto della pubblica amministrazione, a quelli dei colleghi europei e soprattutto all’aumento del costo della vita.
L’aumento automatico delle retribuzioni
Per questo, si punta a un aumento automatico delle retribuzioni che consenta l’adeguamento all’indice di inflazione. Se ne sta parlando in XI Commissione Lavoro della Camera, dove è all’esame il disegno di legge sul cosiddetto “salario giusto”.
Il salario giusto consentirebbe un adeguamento delle retribuzioni intervenendo sui rinnovi contrattuali. Consentirebbe di colmare tutti quei vuoti che si vengono a creare nel momento in cui i contratti collettivi restano scaduti senza accordi tra le parti sociali.
La proposta è quella di introdurre un meccanismo di adeguamento automatico delle buste paga nel caso in cui il rinnovo del contratto nazionale non arrivi entro dodici mesi dalla scadenza naturale. Se questa circostanza si verifica, gli aumenti sono pari in automatico al 30% della variazione dell’indice di inflazione.
La formula del 30%
Una norma che si basa sui dati periodicamente diffusi dal Cnel e dall’Istat. In base a queste statistiche molti dipendenti pubblici in Italia lavorano con contratti scaduti da mesi e anche da anni. La conseguenza è che i loro stipendi sono bloccati e restano indietro rispetto all’aumento dei prezzi, che negli ultimi mesi anche in virtù della situazione internazionale si è fatto particolarmente sentire.
Negli ultimi mesi per il comparto scuola le tempistiche sono state abbreviate per il rinnovo dei contratti, ma in passato non è stato così. Se venisse introdotto il meccanismo previsto dal disegno di legge, consentirebbe di adottare una tutela automatica nei periodi di vacanza contrattuale. L’idea è adeguare la retribuzione all’andamento dell’inflazione. Gli aumenti arriverebbero anche prima della firma sul nuovo contratto, con la formula del 30% finalizzata a compensare l’attesa per il rinnovo di contratto.