Via al TFA Sostegno XI ciclo, numeri che cambiano gli equilibri: oltre 30mila posti, ma le superiori restano fuori

Il nuovo ciclo prende forma: forte squilibrio sulla primaria e richiesta concentrata al Nord. Università chiamate a muoversi subito.

C’è un dato che più di tutti racconta il nuovo TFA Sostegno: oltre 30mila posti autorizzati, ma distribuiti in modo tutt’altro che uniforme. Il via libera arriva dal Ministero dell’Università e della Ricerca, che ha avviato le procedure per l’XI ciclo, ma è la geografia dell’offerta a fare notizia.

Primaria protagonista, superiori ferme

Il sistema si sbilancia in modo evidente verso la scuola primaria, che da sola assorbe la quota più ampia dei posti disponibili. Un segnale chiaro: è qui che il fabbisogno resta più scoperto.

Infanzia e secondaria di primo grado seguono a distanza, mentre la secondaria di secondo grado, almeno per ora, resta completamente esclusa. Un’assenza che pesa e che apre interrogativi sulle reali priorità del sistema.

Nord ancora al centro

Se si guarda alle regioni, il quadro non sorprende ma conferma una tendenza ormai consolidata: il Nord continua a essere l’area con la maggiore richiesta di docenti specializzati sul sostegno.

Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte guidano la distribuzione dei posti, segno di un fabbisogno strutturale che non si è ancora ridotto.

Università sotto pressione

Ora la palla passa agli atenei. Il Ministero ha fissato tempi stretti: tra il 23 aprile e il 7 maggio le università dovranno comunicare la propria disponibilità ad attivare i percorsi.

Non si tratta di un passaggio formale. Gli atenei dovranno calibrare l’offerta in base alla reale capacità formativa, evitando squilibri che negli anni passati hanno creato differenze marcate tra territori.

Il nodo degli idonei

C’è poi una questione che torna puntualmente: quella degli idonei dei cicli precedenti. Anche questa volta le università sono invitate a tenerne conto, valutando l’eventuale ingresso in soprannumero.

Una scelta che, se da un lato prova a non disperdere competenze già selezionate, dall’altro rischia di comprimere ulteriormente gli spazi per i nuovi candidati.

Il risultato è un sistema che continua a muoversi tra urgenza e adattamenti, con numeri importanti ma ancora lontani da un equilibrio stabile tra domanda e offerta di docenti specializzati.