Molteplici sentenze hanno riconosciuto negli ultimi tempi ai docenti precari alcuni diritti non sempre applicati automaticamente, tra cui scatti di anzianità, Carta del docente e risarcimenti.
I diritti riconosciuti ai docenti precari
Negli ultimi anni numerose sentenze dei tribunali del lavoro hanno riconosciuto ai docenti precari una serie di diritti che spesso non vengono attribuiti automaticamente dall’amministrazione scolastica.
Si tratta di tutele che derivano soprattutto dal principio europeo di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e a tempo indeterminato. In molti casi, per ottenere questi benefici è stato necessario ricorrere al giudice, in attesa che la condizione venga recepita dal legislatore come strutturale e porti a modifiche della normativa.
Tra i diritti più spesso riconosciuti figurano gli scatti di anzianità, soprattutto per i docenti con molti anni di servizio alle spalle.
Scatti, RPD e Carta del docente
Un altro punto su cui si sono concentrate diverse decisioni dei tribunali riguarda la retribuzione professionale docenti (RPD), cioè il compenso accessorio che spetta agli insegnanti di ruolo.
In molti casi i giudici hanno stabilito che anche i supplenti hanno diritto a ricevere questa voce stipendiale, così come il personale ATA può rivendicare il compenso accessorio equivalente.
Tra i diritti riconosciuti negli ultimi anni rientra anche la Carta del docente, il bonus annuale destinato alla formazione. Diverse pronunce hanno esteso questo beneficio anche a molte categorie di insegnanti con contratto a tempo determinato.
Risarcimenti e ricostruzione della carriera
Le sentenze hanno inoltre affrontato il tema dell’abuso dei contratti a termine nella scuola. In alcuni casi i tribunali hanno riconosciuto un risarcimento economico che può arrivare da 4 a 24 mensilità, a seconda delle situazioni. E’ una situazione che si legga a doppio filo con l’abuso dei contratti a tempo determinato, in generale, in particolare per i precari dopo i 36 mesi di servizio. Un riconoscimento che non si lega direttamente alla stabilizzazione, per il momento, ma solo al risarcimento dei mesi di precarietà.
Altri contenziosi riguardano il pagamento delle ferie non godute, che possono essere riconosciute economicamente quando non è stato possibile usufruirne durante il periodo di lavoro.
Diversi ricorsi hanno portato anche al riconoscimento della ricostruzione completa della carriera, includendo anche il servizio svolto prima dell’immissione in ruolo, con effetti sull’anzianità e sulla progressione stipendiale.