La continuità didattica non può essere affidata a una semplice conferma formale. È questa, in sintesi, la posizione della Gilda degli Insegnanti sull’ordinanza che disciplina le GPS per il sostegno e introduce la possibilità di mantenere lo stesso docente su richiesta delle famiglie.
Per il sindacato, la misura non modifica realmente l’impianto del reclutamento. “Alla fine si ripete ciò che accadeva già da anni: chi è primo in graduatoria tende comunque a restare nella stessa scuola”, spiega il sindacato. La novità, secondo la Gilda, rischia quindi di restare sul piano procedurale, senza incidere sulla precarietà che caratterizza gran parte dei posti di sostegno.
Il punto centrale, spiegano, non è la conferma annuale, ma la stabilità del rapporto di lavoro.
Stabilizzare l’organico per garantire continuità
La proposta avanzata è chiara: trasformare i posti oggi coperti come organico di fatto in organico di diritto e procedere con assunzioni in ruolo. “Se si vuole garantire davvero la continuità didattica, serve un investimento serio”, sottolinea la Gilda.
Ogni anno migliaia di incarichi sul sostegno vengono assegnati con contratti a tempo determinato, spesso rinnovati di anno in anno. In questo quadro, la continuità dipende più dalla posizione in graduatoria che da una scelta strutturale di stabilizzazione.
Senza un ampliamento stabile dell’organico, il rischio è che la conferma resti una soluzione parziale, legata alle dinamiche delle supplenze.
Il rischio per chi insegna nelle classi terminali
Un’ulteriore criticità riguarda i docenti impegnati in classi terminali, come le quinte della scuola primaria. Con la conclusione del ciclo, infatti, non è possibile confermare l’incarico l’anno successivo.
“Chi lavora in una classe terminale rischia di non avere continuità lavorativa”, evidenzia la Gilda. Una situazione che, secondo il sindacato, dimostra come l’ordinanza non riesca a offrire garanzie uniformi e lasci scoperti proprio i casi in cui la stabilità sarebbe più necessaria.
