Precari scuola: avviata procedura di infrazione dall’Ue per la stabilizzazione dopo i 36 mesi di servizio

Negli ultimi anni più volte Bruxelles si è interessata da vicino al modo in cui l’Italia gestisce i contratti dei lavoratori, riscontrando un abuso dei rapporti di lavoro a tempo determinato. Una presa di posizione che ha portato anche di recente la Cassazione a emettere sentenze a favore dei lavoratori con almeno 36 mesi di servizio, sancendo il diritto a un risarcimento.

I precari con 36 mesi di servizio

Siamo ancora lontani da un obbligo di trasformazione diretta dei contratti dei precari con 36 mesi di servizio in lavoratori a tempo indeterminato, ma nel frattempo arriva un altro segnale importante dall’Ue. La Commissione europea ha infatti avviato una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano (INFR 2024-2277).

È una contestazione avviata dall’istituzione sovranazionale con sede a Bruxelles e attiene al mancato adeguamento dell’ordinamento nazionale alla Direttiva 1999/70/CE. L’indicazione finale è chiara: no a qualunque discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato. Non solo: Bruxelles obbliga gli Stati membri a prevenire l’uso abusivo del lavoro a termine.

Il doppio canale di reclutamento

I sindacati hanno indicato da tempo la strada da percorrere, ed è in primis il doppio canale di reclutamento. Consentirebbe, trascorsi 36 mesi di contratti a termine, anche non continuativi, di assumere in via obbligatoria per lo Stato i lavoratori, stabilizzandoli.

Il doppio canale di reclutamento consentirebbe di continuare ad assumere i giovani laureati che vincono il concorso pubblico, stabilizzando anche i precari che da almeno tre anni, o peggio, sono costretti a lavorare svolgendo supplenze in uno stato di incertezza che penalizza loro in primis ma anche gli studenti.