Continuità didattica sul sostegno: nel 2026 l’articolo 13 dell’ordinanza opererà con il nuovo algoritmo, effetti da verificare

La continuità didattica sul sostegno, anche nel 2026, sarà caratterizzata dalla conferma da parte del ministero delle procedure già avviate nell’anno appena trascorso e che costituiscono, secondo i sindacati, palliativi e non risoluzioni strutturali al problema del precariato e dell’auso dei contratti a termine.

I docenti rinunciatari involontari

Tra le misure più discusse, quella della conferma del docente da parte delle famiglie, cui è stato fatto ampio ricorso nel 2025, con circa 40mila docenti confermati da altrettanti nuclei familiari. Una procedura che, grazie al bollettino zero perfezionato entro fine agosto, ha anche consentito di snellire notevolmente la procedura di assegnazione delle altre supplenze mediante algoritmo.

Gran parte delle cattedre, sono così state assegnate prima dell’avvio dell’anno scolastico. Sarà così anche l’anno prossimo? E’ probabile, anche se nel 2026 ci sarà da valutare la variabile delle modifiche che il ministero si appresta ad apportare all’algoritmo, con l’introduzione del sistema di ripescaggio per i docenti rinunciatari involontari che consentirà all’algoritmo di tornare indietro. Questo potrebbe allungare la procedura comportando la necessità di un numero superiore di bollettini.

Troppo potere alle famiglie

Quel che è certo, è che anche quest’anno verrà confermata la procedura relativa alla continuità, in virtù della decisione del ministero di confermare il contenuto dell’articolo 13 dell’ordinanza.

Anche quest’anno ci saranno critiche e polemiche, con i sindacati scettici circa l’opportunità di attribuire ai genitori il potere di richiedere la conferma del docente, considerato che il docente stesso dovrebbe operare per la classe e non per la singola famiglia.

I sindacati ribadiranno nelle prossime settimane che le scelte didattiche non dovrebbero essere condizionate dalle preferenze dei genitori. A maggio ci sarà il pronunciamento del Tar sulla questione, per sancirà se in fase di assegnazione degli incarichi ci siano state delle ingiustizie in virtù dell’applicazione di questa norma come sostenuto da sindacati come Anief.