Con la sentenza n. 30779 del 23 novembre 2025, la Corte di Cassazione ha confermato quanto i sindacati rivendicano da tempo, stabilendo che il personale scolastico che supera i 36 mesi di supplenze, anche non continuative, non può essere ulteriormente impiegato con contratti a termine. Va stabilizzato.
Nasce tutto dal rigetto del ricorso del Ministero dell’Istruzione contro un docente di religione cattolica che aveva contestato la reiterazione di incarichi oltre il limite previsto. La Suprema Corte ha sancito una volta per tutte che l’abuso dei contratti a tempo determinato non può essere sanato esclusivamente attraverso i concorsi, quando i posti risultano vacanti e disponibili.
La posizione dei sindacati sul doppio canale
La decisione dei giudici conferma una volta di più come, superata la soglia dei 36 mesi, la stabilizzazione deve rappresentare l’unica soluzione efficace per porre fine al precariato strutturale nella scuola.
Nasce da qui la necessità e l’urgenza di ripristinare il doppio canale di reclutamento. Un sistema che consentirebbe di affiancare ai concorsi lo scorrimento delle Graduatorie provinciali per le supplenze. Si riuscirebbe a sbloccare così l’immissione in ruolo di docenti già abilitati e con anni di servizio alle spalle, riducendo il ricorso a supplenze reiterate su posti privi di titolare.
Risarcimento danno
C’è poi la questione del risarcimento del danno. I tribunali del lavoro, applicando la recente giurisprudenza, stanno riconoscendo indennizzi che possono variare indicativamente tra 40.000 e 60.000 euro, in base alla progressione stipendiale maturata. Il decreto legge 131/2024 ha innalzato il tetto massimo dell’indennità fino a 24 mensilità dell’ultima retribuzione utile.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di contenzioso europeo. Il 3 ottobre 2024 la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per violazione delle norme sul lavoro a tempo determinato. Inoltre, a dicembre 2025 il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha accolto un reclamo relativo all’uso reiterato di supplenze, in particolare sul sostegno, confermando le criticità del sistema italiano di reclutamento scolastico.