Slitta ancora l’attivazione della Carta del Docente, bisognerà aspettare febbraio 2026

Potrebbe essere febbraio, e non gennaio come inizialmente ipotizzato, il mese di attivazione della Carta del docente. Una notizia ulteriormente negativa per tutti i beneficiari che si trovano a dover fare i conti con un ritardo notevole rispetto alla collocazione temporale classica del bonus da 500 euro, erogato solitamente poco dopo l’avvio del nuovo anno scolastico, comprensivo della disponibilità dei residui non spesi.

Rinvio notevole

Il decreto scuola approvato in Parlamento ha confermato l’estensione della platea dei beneficiari, includendo anche i docenti con contratto fino al termine delle attività didattiche (30 giugno), oltre che a quelli con incarico annuale fino al 31 agosto. Proprio da queste nuove previsioni deriva il rinvio dell’attivazione della carta del docente, come spiegato nelle scorse ore dal sottosegretario Frassinetti. L’estensione della platea dei beneficiari anche ai docenti precari richiede “nuove tempistiche, perché la definizione dei beneficiari sarà possibile da gennaio di ogni anno, dopo aver individuato i supplenti fino a fine delle attività didattiche”.

Il decreto interministeriale verrà adottato “entro il 30 gennaio di ogni anno”. Scadenza che comporta il rischio che la Carta del docente possa essere attivata a febbraio.

Le novità

Tra le novità, anche nuovi vincoli per l’acquisto di hardware e software. Da quest’anno scolastico, infatti, l’acquisto di dispositivi digitali sarà regolato da nuovi limiti temporali. Sarà infatti consentito al momento della prima erogazione del bonus e
potrà essere ripetuto solo dopo quattro anni. Chi ha già utilizzato la Carta in passato potrà acquistare nuovamente hardware o software nel 2025/26 e poi ogni quattro anni.

Più possibilità di spesa con l’inclusione dei trasporti, dal momento che da quest’anno in poi la Carta potrà anche coprire costi legati alla mobilità. Proprio l’estensione della platea dei beneficiari mette a rischio l’importo classico di 500 euro, dal momento che il ministero di anno in anno dovrà rapportare i fondi disponibili alla platea dei beneficiari adesso più ampia.