L’algoritmo per le supplenze gps può commettere errori, e quando succede i docenti coinvolti hanno diritto a un risarcimento. Lo certifica ancora una volta un tribunale, che emette una sentenza in favore di un insegnante che ha presentato ricorso sostenendo di essere stato penalizzato dal meccanismo che assegna annualmente gli incarichi a tempo determinato a chi ha presentato entro i termini le domande per le max 150 preferenze.
Algoritmo 2025 ancora in corso
Quest’anno la procedura di informatizzazione nomine supplenze è ancora in corso, anche se gran parte degli incarichi mediante algoritmo sono già stati assegnati. Molti i posti ancora vacanti, pochi i docenti disponibili nelle graduatorie, per cui gli uffici scolastici stanno procedendo con le liberatorie che consentono poi di pubblicare gli interpelli normali e quelli preventivi per le supplenze fino a un massimo di dieci giorni per infanzia e primaria.
Secondo il Tribunale del Lavoro di Ivrea l’algoritmo ha commesso delle irregolarità nei confronti di un docente penalizzandolo, e per questo ha sancito il diritto dello stesso a un risarcimento.
I perchè della condanna
Secondo il giudice è “del tutto irragionevole – oltre che in contrasto con l’interesse preminente della Pubblica Amministrazione di selezionare i candidati più meritevoli – costruire un sistema che obbliga il candidato ad inserire delle preferenze in un momento in cui non sono ancora noti i posti disponibili per poi considerare rinunciatari quanti non abbiano indicato tra le proprie scelte una sede rivelatasi disponibile in sede di conferimento degli incarichi”.
La sentenza n. 485/2025 costituirà sicuramente un precedente importante: nel frattempo ha condannato il Mim ad assegnare l’incarico al docente precario che ha presentato ricorso, con l’aggiunta di un risarcimento di 10.011,00 euro per lucro cessante, oltre interessi legali e spese processuali.
Vizi sistematici nel sistema
Una conferma che secondo i legali coinvolti sancisce la sistematicità dei vizi del sistema ministeriale, che continua a produrre scavalcamenti e ingiustizie a danno di chi vanta punteggi superiori. Non è la prima condanna per il ministero e l’algoritmo, che comporterà la necessità di rivedere il meccanismo dello stesso in vista dei prossimi anni.