Sono quasi sempre le riserve le responsabili (termine che non vuole naturalmente avere nessuna accezione negativa) degli episodi di contestazione da parte dei docenti che ritengono di essere stati scavalcati ingiustamente da colleghi peggio posizionati in graduatoria in occasione dell’assegnazione degli incarichi Gps mediante algoritmo.
I casi con il bollettino zero
Non fa eccezione quest’anno, in cui si aggiunge naturalmente la questione della conferma dei docenti di sostegno da parte delle famiglie: anche in questo caso, nel bollettino zero può essersi verificata la circostanza per cui un docente privo di specializzazione abbia superato un collega specializzato con punteggio superiore, grazie all’ottenimento della continuità sul sostegno.
Una circostanza valida unicamente nel caso in cui il docente destinatario di continuità era comunque avente diritto alla nomina nel primo bollettino. Questo non vuol dire che non possono verificarsi errori nelle assegnazioni, ma sono sicuramente la percentuale minore rispetto ai casi caratterizzati dall’applicazione delle riserve.
Gli stessi Uffici scolastici si ritrovano a giustificare queste situazioni, ricordando che l’applicazione della riserva non viene segnalata in graduatoria per motivi di privacy, elemento che contribuisce ad alimentare incertezza da parte dei docenti destinatari di presunte ingiustizie.
La percentuale massima
L’Allegato A al DM 137/2025 con la circolare n. 157408 del 9 luglio 2025 sancisce in ogni caso che i posti destinati a tutte le categorie di riservisti possono essere al massimo il 50% di quelli destinati all’assegnazione delle supplenze nel singolo turno di nomina e per la singola classe di concorso.
La percentuale vale sui soli posti ad orario intero. L’algoritmo non opera concedendo precedenza rispetto allo scorrimento della graduatoria. I docenti riservisti scelgono sui posti interi residui, sempre nel limite del numero dei posti riservati secondo il calcolo precedentemente indicato.
Il riservista che gode anche di legge 104/92, sceglie per primi tra i docenti che fruiscono della riserva. Anche se le riserve non vengono pubblicamente indicate per motivi di privacy, è possibile proporre accesso agli atti, se si ha interesse indicando i nominativi oggetto della richiesta.
Le risposte degli Uffici scolastici
La risposta deve arrivare da parte dell’ufficio Scolastico entro 30 giorni di tempo per evadere la richiesta. In ogni caso il riservista non ha certezza di riserva assoluta: la ottiene solo se rientra nelle condizioni cui ha diritto.