Scuola

Retribuzione professionale docenti: spetta a tutti gli insegnanti precari in virtù della non discriminazione tra lavoratori con contratto a tempo indeterminato e lavoratori a termine

Se il ruolo dei precari della scuola verrà modificato nel prossimo futuro, è auspicio che i sindacati e  i diretti interessati alimentano con costanza. Se è vero che i supplenti hanno l’enorme merito di reggere la scuola italiana da molti anni ormai, è altrettanto vero che si tratta di una situazione che non può essere positiva, ne per loro, ne per i loro studenti, penalizzati dall’assenza di continuità didattica.

Retribuzione negata ai precari

La strada è dunque provare a limitare al massimo, nel futuro, la condizione dei precari nel mondo della scuola e al tempo stesso provare a restituire nel frattempo dignità e diritti che consentano di equipararli, il più possibile, ai docenti di ruolo. Nel frattempo arriva una sentenza che sicuramente intraprende questa direzione, e che sancisce come il personale insegnante precario ha pieno diritto alla Retribuzione professionale docenti. Un diritto che esula dal tipo di supplenza stipulata, e che va in tutti i casi riconosciuta.

Questo significa che cloro i quali non si sono visti riconoscere questo diritto nel recente passato, sono stati penalizzati di qualcosa come circa 174 euro al mese. Cifra decurtata dallo stipendio che adesso vanno rimborsati ai supplenti che faranno ricorso per veder riconosciuto il loro diritto.

Non discriminazione dei precari

Qualunque trattamento diverso da questo, viola i principi del Consiglio dell’Unione Europea che sanciscono la non discriminazione tra lavoratori con contratto a tempo indeterminato e lavoratori a termine.

Una fattispecie ribadita dal Tribunale di Bologna, che ha accolto il ricorso di una docente della scuola primaria, che aveva svolto supplenze brevi senza percepire la corresponsione della retribuzione professionale docenti per ben 13 anni.

Il risarcimento

Il ricorso naturalmente non può procedere a un rimborso superiore ai cinque anni, in virtù della prescrizione che priva il lavoratore del diritto di essere risarcito per l’intero periodo di 13 anni. Vengono così vanificati 8 anni di retribuzione professionale. Il rimborso, di oltre 3mila euro, avrebbe potuto essere superiore e ammontare quasi al triplo. Una sentenza che potrebbe fare giurisprudenza e consentire di sancire il diritto a percepire la retribuzione professionale anche per i precari di qui in avanti.