“Una melassa del maternage, che distrugge l’autonomia dei giovani”. Così Daniele Novara, pedagogista, definisce al Corriere l’abitudine delle mamme italiane di seguire i figli persino nelle manifestazioni studentesche in piazza. Un atteggiamento che può sembrare a fin di bene ma che rischia di fare molti danni: “Siamo di fronte a un sentimentalismo che non offre alcun reale beneficio alla crescita dei ragazzi, ma rischia al contrario di distruggere l’evoluzione e l’indipendenza di una generazione”.
La protezione esasperata
Novara la definisce una “protezione esasperata”.
Un atteggiamento che preclude la possibilità di crescita dei ragazzi e li priva “della fondamentale capacità di stare nel conflitto in modo adulto e autonomo”.
Il messaggio è chiaro: “Se un giovane decide di partecipare a una manifestazione pubblica, deve imparare a presidiare quel contesto da solo. Deve essere in grado di gestire le provocazioni della piazza e, allo stesso tempo, deve saper evitare di compiere provocazioni a sua volta. Questa è la necessaria impronta paterna, intesa come codice delle regole, del limite e della responsabilità sociale, che va trasmessa a chi manifesta, non la tutela fisica della madre che interviene a fare da filtro con l’autorità”.
L’esperienza personale del pedagogista
L’esperienza personale: “Io per vent’anni ho fatto il manifestante, sono un gandhiano doc, con anni di obiezioni di coscienza alle spalle”.
L’idea della protezione sempre e comunque, giustificata dal fatto che lo si faccia ” a fin di bene”, finisce per causare danni inenarrabili: “I giovani non hanno bisogno di una genitorialità iperprotettiva e sostitutiva, di madri che portino loro la merenda o facciano da scudo davanti ai reparti mobili; hanno bisogno di sviluppare gli strumenti metodologici e personali per abitare il mondo da cittadini autonomi, capaci di gestire la propria incolumità attraverso la maturità del proprio comportamento”. Un modo di fare, quello dei genitori che si comportano in questo modo, che produce molti più danni di quelli che ritengono di scongiurare con la loro iperprotezione.