Una testimonianza arrivata alla nostra redazione riporta nuovamente l’attenzione sul tema del cosiddetto “mercato dei punti” nelle scuole paritarie. A raccontarci quanto accadrebbe è una docente della provincia di Lecce, della quale, per evidenti ragioni di tutela, non renderemo noto il nome.
La docente descrive un meccanismo che, se confermato dagli eventuali accertamenti degli organi competenti, sarebbe particolarmente grave: contratti di lavoro formalmente regolari che permetterebbero ad alcuni insegnanti di maturare servizio e quindi punteggio nelle graduatorie, accompagnati però dalla richiesta di restituire alla scuola gran parte dello stipendio ricevuto.
È importante precisarlo subito: quanto segue rappresenta il contenuto della testimonianza raccolta dalla nostra redazione e non consente, da solo, di affermare che tale sistema sia diffuso in tutte le scuole paritarie del territorio né di attribuire comportamenti irregolari a istituti specifici.
Lo stipendio arriva, poi una parte dovrebbe tornare indietro
Secondo quanto ci è stato raccontato, il funzionamento sarebbe relativamente semplice.
Il docente riceverebbe regolarmente lo stipendio attraverso bonifico bancario. Successivamente gli verrebbe però chiesto di restituirne una parte consistente alla scuola, attraverso modalità non tracciate.
Alla fine, racconta la nostra fonte, all’insegnante rimarrebbero materialmente circa 300 euro, mentre il resto della somma tornerebbe nella disponibilità dell’istituto.
Formalmente, dunque, esisterebbero contratto, pagamento dello stipendio e servizio dichiarato. Dietro questa apparente regolarità, secondo la testimonianza, ci sarebbe invece un accordo economico differente.
La docente sostiene che situazioni di questo tipo non riguarderebbero esclusivamente un singolo istituto e riferisce di averne avuto notizia anche in realtà scolastiche gestite da enti religiosi.
Anche su questo punto è necessaria prudenza: la testimonianza non permette di estendere accuse a categorie di scuole o gestori. Eventuali responsabilità possono essere soltanto individuali e devono essere dimostrate.
Il vero vantaggio sarebbe il punteggio
Ma perché un docente dovrebbe accettare di lavorare percependo in concreto una somma tanto ridotta?
La risposta indicata dalla nostra fonte è il punteggio. Ne avevamo già parlato qualche giorno fa.
Il servizio regolarmente prestato nelle scuole paritarie viene infatti riconosciuto nelle graduatorie provinciali per le supplenze secondo le regole previste per il servizio scolastico. È proprio questo elemento a rendere particolarmente delicata qualsiasi eventuale compravendita, diretta o indiretta, delle opportunità di servizio.
Per un aspirante docente, maturare un anno di servizio può significare avanzare in graduatoria e avere maggiori possibilità, negli anni successivi, di ottenere una supplenza.
Secondo la docente che abbiamo intervistato, alcuni insegnanti accetterebbero consapevolmente queste condizioni proprio perché considererebbero la perdita economica una sorta di prezzo da pagare per accumulare punteggio.
La nostra fonte precisa invece di non avere personalmente aderito a questo tipo di accordi.
Servono controlli, non condanne preventive
Se un docente presta realmente servizio, viene regolarmente retribuito e svolge le proprie mansioni, il punteggio maturato nella scuola paritaria non presenta di per sé alcuna anomalia.
Il problema sarebbe completamente diverso qualora il rapporto di lavoro fosse condizionato dalla restituzione occulta di una parte della retribuzione o fosse utilizzato principalmente come strumento per consentire al docente di accumulare servizio e punteggio.
Saranno eventualmente gli organi competenti a dover accertare se episodi come quelli descritti dalla docente si siano realmente verificati, con quale diffusione e con quali responsabilità.
Non sarebbe corretto trasformare una testimonianza in una condanna generalizzata del sistema delle scuole paritarie, nel quale operano migliaia di docenti e istituti nel pieno rispetto delle regole.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare segnalazioni circostanziate soltanto perché il meccanismo, almeno sulla carta, appare formalmente regolare.
Perché quando il punteggio determina la posizione di migliaia di precari nelle graduatorie, ogni punto ottenuto attraverso eventuali pratiche irregolari finisce inevitabilmente per incidere anche su chi quel punteggio lo ha maturato lavorando secondo le regole.
