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Concorso scuola, oltre 9mila posti non assegnati: nuove graduatorie necessarie per evitare altre cattedre vacanti

Se davvero migliaia di posti non sono stati assegnati perché nelle graduatorie non ci sono più aspiranti, allora serve necessariamente un nuovo concorso. La provocazione arriva da un approfondimento pubblicato oggi da Orizzonte Scuola. In questo caso, bisognerebbe muoversi subito, perché altrimenti lo stesso problema rischierebbe di ripresentarsi anche nelle immissioni in ruolo del prossimo anno.

9356 posti non assegnabili

Il Ministero ha infatti comunicato che, al termine delle operazioni per il 2026/27, sono rimasti 9.356 posti non assegnabili per “assenza di aspiranti nelle graduatorie”. Il dato è rilevante perché il contingente autorizzato complessivamente era di 46.642 posti, mentre le nomine effettuate indicate nel testo sono 37.430.

Ma proprio l’espressione “assenza di aspiranti” viene messa in discussione dalla rivista specializzata. Non significa che in assoluto non esistano docenti che potrebbero essere assunti. Il problema può dipendere da come il contingente è stato distribuito tra classi di concorso, tipologie di posto e diverse graduatorie, ciascuna utilizzabile secondo determinate percentuali.

Può infatti verificarsi una situazione apparentemente paradossale: una determinata classe di concorso esaurisce la propria graduatoria e lascia posti inutilizzati, mentre in un’altra classe di concorso ci sono ancora candidati nelle graduatorie e posti vacanti. Orizzonte Scuola sostiene che, quando non si rischia di creare esuberi, sarebbe possibile utilizzare maggiormente il meccanismo della compensazione.

L’Allegato A

Ed è proprio l’Allegato A sulle assunzioni a prevederlo: se non è possibile effettuare tutte le assunzioni assegnate a una determinata classe di concorso perché la graduatoria è esaurita, gli USR possono rimodulare il contingente, trasferendo le eccedenze verso altre classi di concorso o tipologie di posto dove esistono ancora aspiranti e posti disponibili, sempre senza superare il numero complessivo di assunzioni autorizzate.

Secondo l’interpretazione proposta nell’articolo, il vero ostacolo potrebbe quindi essere stato anche il poco tempo a disposizione. Le operazioni si sono concentrate tra luglio e agosto, con una procedura complessa fatta di graduatorie diverse, vincitori, idonei, rinunce, compensazioni e rettifiche.

Da qui le due possibilità. Se quei 9.356 posti sono rimasti vuoti perché non esiste realmente più nessun candidato utilizzabile, allora il sistema ha bisogno di nuove graduatorie e quindi di un nuovo concorso, altrimenti una parte di quei posti potrebbe restare scoperta anche nel 2027/28.

Serve un nuovo concorso?

Se invece una parte consistente dei posti è rimasta inutilizzata perché non c’è stato il tempo di compensare e redistribuire il contingente verso graduatorie ancora capienti, il problema non sarebbe principalmente la necessità di reclutare nuovi candidati precari, ma quello di organizzare diversamente le immissioni in ruolo, magari consentendo alle operazioni e alle surroghe di proseguire più a lungo. Orizzonte Scuola arriva infatti a chiedersi perché le assunzioni non possano continuare fino a dicembre.

Quindi la domanda “serve un nuovo concorso?” è in realtà un modo per mettere alla prova la spiegazione del Ministero: se mancano davvero gli aspiranti, sì; se invece gli aspiranti esistono ma non possono essere utilizzati per vincoli di ripartizione, percentuali e tempi, prima di bandire un altro concorso bisognerebbe capire perché oltre 9 mila posti autorizzati non sono stati coperti.