Con la certezza degli aumenti in busta paga ad agosto per l’ultimo rinnovo di contratto scuola e la concreta possibilità che con emissione speciale arrivino, sempre ad agosto, gli arretrati, il mondo della scuola registra un ulteriore passo avanti negli adeguamenti stipendiali, ma non ancora abbastanza per allineare le retribuzioni a quelle del resto della pubblica amministrazione (proprio di oggi contratto Sanità firmato, agli infermieri aumenti di 235 euro).
Tabella stipendiale di un quarto di secolo fa
A inizio 2027 arriveranno ulteriori aumenti, ma nel frattempo i sindacati guardano a cosa si può fare di concreto per assicurare a docenti e personale Ata aumenti regolari.
Il sindacato ANIEF in particolare denuncia che aumenti e progressioni economiche sono legati esclusivamente all’anzianità di servizio. La beffa è che il tutto si basa su una tabella stipendiale “anziana” di 25 anni.
“Oggi come oggi, per un insegnante, il primo vero scatto di stipendio arriva solo dopo 9 anni di ruolo, e i successivi si susseguono a ritmi così lenti da averci fatto battezzare questa sequenza come ‘diabolica’”.
Un meccanismo che penalizza i giovani e non solo.
Mini scatti ogni tre anni
Secondo la tabella attuale il docente, dopo l’immissione in ruolo, deve aspettare ben nove anni per beneficiare del primo aumento economico (205,96 euro lordi mensili per un docente di secondaria di primo grado).
Poi bisogna aspettare i successivi gradoni che si sbloccano solo dopo 15, 21, 28 anni. L’ultimo scatto si manifesta a 35 anni di servizio.
La soluzione, secondo Anief, sarebbe quella di introdurre “mini-scatti” economici ogni tre anni. “Non è possibile che un lavoratore della scuola debba aspettare 5, 6 o addirittura 8 anni per vedersi riconosciuto un aumento – sottolinea Pacifico –. Chiediamo risorse adeguate per garantire una progressione più fluida, che includa anche i precari, che oggi sono completamente esclusi da questo meccanismo nonostante svolgano lo stesso lavoro”.
