Se il nuovo algoritmo con sistema di ripescaggio pronto al debutto a fine agosto è la novità più significativa e anche più attesa in vista del prossimo anno scolastico per quel che riguarda gli incarichi a tempo determinato, in positivo, il nuovo sistema di gestione di spezzoni sta destando più di una perplessità ed è destinato a suscitare più di una polemica tra i docenti precari.
I timori dei sindacati
La nuova ordinanza per le supplenze è stata tutt’altro che neutra rispetto ai cambiamenti per la gestione degli incarichi a termine nel mondo della scuola, alla faccia dei timori dei sindacati che vedevano in questo ennesimo rinvio del regolamento da parte del ministero al 2028 un tentativo di scongiurare il rischio di accogliere le numerose richieste che i sindacati stessi facevano da anni al funzionamento delle supplenze.
I cambiamenti ci sono stati eccome, e gli effetti li vedremo a partire dal prossimo settembre. Alcuni dovrebbero avere un impatto fortemente positivo, come promette il nuovo sistema di gestione dell’assegnazione degli incarichi mediante informatizzazione nomine supplenze con un algoritmo che finalmente tornerà indietro, cosa che non accadeva dai tempi dell’assegnazione degli incarichi in presenza (che in molti ancora rimpiangono e che ancora oggi invocano come soluzione alle ingiustizie che ogni anno puntualmente si verificano).
Altri sono destinati inevitabilmente a creare ulteriori polemiche, come il sistema di sanzioni inasprito per abbandoni e rinunce, o come la gestione degli spezzoni che potrebbe portare a una riduzione delle possibilità di incarico da parte dei docenti precari.
La novità riguarda gli spezzoni orari fino a 6 ore settimanali nella scuola secondaria, cioè quelle ore residue che non formano una cattedra intera.
La gestione degli spezzoni
Dal prossimo anno scolastico la gestione sarà diversa, non più lasciata a passaggi casuali. Prima di chiamare nuovi supplenti dalle graduatorie, la scuola dovrà verificare se quelle ore possono essere assegnate a docenti già presenti nell’istituto.
Prima si guarderanno i docenti interni abilitati o specializzati. Il dirigente scolastico deve raccogliere formalmente la disponibilità dei docenti già in servizio a svolgere ore aggiuntive, fino a un massimo di 6 ore.
Dal 1° settembre il dirigente gestisce direttamente gli spezzoni sotto le 7 ore. Questo vale sia per gli spezzoni restituiti dagli Uffici territoriali, sia per quelli che si liberano durante l’anno. L’ordine di priorità è rigido. Prima vengono i docenti già nella scuola con titolo specifico, secondo questo ordine: supplenti con diritto al completamento orario, docenti di ruolo già a orario completo, supplenti già a orario completo.
Se non ci sono docenti interni abilitati o specializzati disponibili, si passa alla I e II fascia delle graduatorie di istituto.
Se ancora non si riesce a coprire lo spezzone, si può tornare a guardare dentro la scuola, ma questa volta anche tra docenti non abilitati o non specializzati, purché abbiano il titolo di studio richiesto.
Solo alla fine si arriva alla III fascia delle graduatorie di istituto.
Gli spezzoni fino a 6 ore verranno assegnati prima cercando di utilizzare il personale già presente nella scuola, poi ricorrendo alle graduatorie. Per i docenti già in servizio può essere un’occasione per ottenere ore aggiuntive o completare l’orario. Per le scuole, invece, significa dover gestire con più attenzione disponibilità, titoli e ordine di precedenza.
Quindi non cambia solo “chi prende le ore”, ma soprattutto il metodo con cui queste ore vengono attribuite.
