Meno concorsi e svuotamento delle graduatorie. Nei giorni in cui si va definitivamente completando la fase Pnrr che ha legato il ministero per diversi anni agli impegni presi con Bruxelles, obbligando l’Italia a tre concorsi scuola ravvicinati, l’Onorevole Mario Pittoni, da sempre in prima linea a favore del doppio canale di reclutamento, torna a tracciare la strada che il nostro Paese dovrà intraprendere per superare precariato e supplentite.
Il post Pnrr
Nell’ambito della scorsa Legge di Bilancio, l’Italia si è già impegnata a valutare il rallentamento o addirittura la necessità di fermare i concorsi scuola per dare spazio allo svuotamento delle graduatorie. Questo andrebbe però in contrasto con le ultime dichiarazioni di intento dei mesi scorsi del ministero stesso che ha parlato di una stagione post Pnrr caratterizzata da un concorso scuola l’anno.
Alla fine possibile che la verità si collocherà nel mezzo, con concorsi scuola che non si fermeranno definitivamente ma che avranno una cadenza decisamente minore rispetto al recente passato. Anche perché proprio con il bando del Pnrr 3 si sono messi a bando molti più posti di quelli che sarebbero serviti per perfezionare l’accordo Pnrr con l’Europa, e molti di più di quelle che potranno essere le assunzioni a settembre 2026.
Il doppio canale di reclutamento
Questo significa che le assunzioni dell’ultimo concorso scuola andranno spalmate nel prossimo triennio. Difficile a questo punto che a breve possa essere bandito un ulteriore concorso. Per questo Mario Pittoni spiega quale dovrà essere la strategia, puntando anche sul sostegno dei sindacati favorevoli al doppio canale di reclutamento docenti: «Per il futuro si ragiona su concorsi per docenti meno “invadenti” rispetto agli attuali, per lasciare spazio adeguato allo svuotamento delle graduatorie. Al contrario di quanto previsto dal Governo precedente (di fatto l’asse Pd-M5s, la scorsa legislatura numericamente autosufficiente) nelle intese con Bruxelles».
Secondo il responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, già presidente della commissione Cultura al Senato, “è importante, comunque, si facciano sentire anche i sindacati, in larga misura già orientati a favore del doppio canale di reclutamento e del riallineamento della spesa tra posto di ruolo e supplenza, che comportano le stesse responsabilità. O la supplentite non si ferma”.
