Anief ha presentato ufficialmente all’Aran la richiesta per introdurre i buoni pasto per il personale scolastico. Non c’è solo questa tra le richieste in vista del rinnovo della parte normativa del contratto scuola CCNL 2025-2027, ma è sicuramente una delle più importanti, almeno per quel riguarda l’impatto diretto a livello economico per docenti e personale Ata.
Il prossimo incontro in programma
Se davvero l’introduzione dei buoni pasto si concretizzerà lo vedremo nel corso dei prossimi incontri. Quel che è certo è che non si tratta di una trattativa facile, perché l’introduzione dei buoni pasto richiede uno sforzo economico da parte dello Stato ingente. Se si pensa alle difficoltà che si riscontrano nell’ottenere aumenti di stipendio adeguati ad ogni rinnovo, è facile comprendere come ottenere questo diritto sia tutt’altro che scontato.
Ma la volontà da parte dei sindacati a trattare c’è, e lo dimostra l’annuncio da parte di Anief di aver fatto richiesta ufficiale all’Aran nel corso dell’ultimo incontro di alcune settimane fa.
Il prossimo appuntamento, in cui si discuterà la questione in maniera più approfondita, è fissato per la fine di questo mese, per la precisione per il prossimo 24 giugno. Il tutto in attesa della firma definitiva sulla parte economica del rinnovo del contratto scuola, che se arrivasse nei prossimi giorni consentirebbe un’emissione speciale a luglio per saldare arretrati e aumenti di stipendio per i dipendenti della scuola che ne hanno diritto.
Non solo buoni pasto
“L’obiettivo che ci siamo prefissati – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è quello di permettere un’organizzazione scolastica più efficiente, garantire maggiori diritti ai lavoratori e andare a cancellare le discriminazioni oggi esistenti a livello interno, ad esempio nei confronti dei precari, e rispetto agli altri comparti, dove benefit e indennità risultano decisamente superiori”.
Oltre ai buoni pasto, Anief chiederà all’Aran la mobilità annuale le deroghe per figli minori di 16 anni e per genitori over 65enni e la parità di trattamento giuridica e economica tra personale precario e di ruolo, oltre a ridefinire le risorse sulla continuità didattica per introdurre una indennità rivolta ai lavoratori fuori sede.
