L’offerta di nidi cresce, ma non basta: liste d’attesa, divari territoriali e mancanza di educatrici rischiano di bloccare l’espansione. Lo dice l’Istat.
L’offerta di nidi e servizi per la prima infanzia in Italia è aumentata nell’anno educativo 2023/2024, con poco meno di 378.500 posti autorizzati e 14.570 strutture attive. La crescita è del 3,4% rispetto all’anno precedente, ma il quadro tracciato dall’Istat resta problematico.
Il tasso di copertura nazionale si ferma al 31,6%, ancora sotto il livello essenziale del 33% che i Comuni dovrebbero garantire entro il 2027 e distante dal target europeo del 45% fissato per il 2030. Anche nel confronto con altri Paesi europei l’Italia resta indietro: la frequenza dei bambini sotto i tre anni è molto più bassa rispetto a Paesi Bassi, Danimarca, Francia e Spagna.
Cresce la domanda, aumentano le liste d’attesa
La pressione sui servizi non diminuisce, nonostante il calo delle nascite. Quasi la metà dei gestori ha registrato un aumento delle domande di iscrizione, anche per effetto del maggiore riconoscimento del valore educativo del nido e del sostegno economico del Bonus asilo nido INPS.
Il problema è che l’offerta non riesce a seguire la domanda. Il 59,5% dei nidi e delle sezioni primavera non ha potuto accogliere tutte le richieste per mancanza di posti. Le liste d’attesa sono più frequenti nel pubblico, ma riguardano anche gran parte del privato.
Il divario Nord-Sud resta forte
Le differenze territoriali restano profonde. Nel Mezzogiorno il rapporto tra posti disponibili e bambini sotto i tre anni è molto più basso rispetto al Centro-Nord. Nei capoluoghi l’offerta è migliore, ma al Sud anche le città principali restano spesso sotto la soglia minima del 33%.
Anche la spesa pubblica è molto diseguale: la media nazionale è di 1.183 euro per bambino, ma si passa dai 531 euro del Mezzogiorno ai 1.542 euro del Centro-Nord.
La carenza di educatrici diventa il nodo decisivo
Il dato più delicato riguarda il personale. Oltre l’80% dei nidi e delle sezioni primavera ha avuto bisogno di assumere nuovo personale educativo nei due anni precedenti al 2023/2024. Molte strutture hanno però incontrato difficoltà nel trovare educatrici con titolo idoneo o esperienza adeguata.
In oltre il 40% dei casi, queste difficoltà sono state giudicate gravi o gravissime. Tra le cause principali ci sono la scarsità di figure disponibili e la mancata accettazione delle condizioni contrattuali proposte.
È proprio questa carenza di educatrici a rischiare di frenare l’ampliamento dei servizi previsto anche dal PNRR. Senza personale qualificato e condizioni di lavoro più attrattive, l’aumento dei posti rischia di restare solo sulla carta.