Il disegno di legge n. 36 si prefigge di dare una cornice stabile alla figura degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, cioè gli operatori che affiancano gli alunni con disabilità nel percorso scolastico, aiutandoli nella comunicazione, nelle autonomie personali, nelle relazioni e nella partecipazione alle attività educative.
Stabilizzazione non immediata
La novità principale è che al momento molti di questi lavoratori sono precari e dipendono spesso da cooperative, appalti e fondi periodici. Con la nuova norma, almeno una parte di loro potrebbe arrivare a un contratto a tempo indeterminato negli enti locali, ma non in modo automatico per tutti. Il passaggio potrà avvenire mediante un concorso pubblico riservato per titoli ed esami, rivolto a chi ha già maturato una determinata esperienza.
Non sarà una stabilizzazione immediata di tutti i circa 40 mila assistenti Asacom, ma di una prima procedura che potrebbe riguardare soprattutto chi ha già lavorato per almeno 36 mesi nelle funzioni di assistenza presso enti territoriali o soggetti affidatari del servizio. Sarà data priorità a chi, al momento dell’entrata in vigore della legge, ha già un contratto in corso con l’ente territoriale o con il soggetto che gestisce il servizio.
La legge, quindi, avrebbe due effetti: da un lato riconoscere formalmente il profilo professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione; dall’altro aprire una strada di stabilizzazione, riducendo la precarietà che finora ha caratterizzato molti rapporti di lavoro.
La trasformazione di una figura fragile
Gli enti locali potranno continuare ad affidare il servizio tramite appalti o subappalti, ma dovranno garantire ai lavoratori l’inquadramento e il trattamento economico previsti dal contratto del comparto Funzioni locali. Nei bandi dovranno essere inserite clausole sociali per tutelare la continuità occupazionale dei lavoratori già impiegati.
Potranno esercitare la professione, secondo quanto riportato, coloro che hanno la laurea L-19, la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico, oppure un diploma di scuola secondaria di secondo grado accompagnato da un corso professionale riconosciuto. Sono considerate anche l’esperienza già maturata nelle scuole e percorsi formativi specifici, compresi quelli legati alla lingua dei segni italiana.
L’obiettivo è trasformare una figura finora spesso fragile e legata agli appalti in un profilo riconosciuto, con regole più chiare, maggiore tutela contrattuale e possibilità di assunzione stabile. Per la scuola significa meno precarietà per gli assistenti e più continuità nell’assistenza agli alunni con disabilità. Ma la stabilizzazione non sarebbe generalizzata subito: passerebbe da procedure concorsuali, requisiti di servizio e disponibilità degli enti locali.