Passare da sostegno a materia sarà più difficile. Non solo: arrivano incentivi per i docenti che decidono di dedicarsi solo al sostegno. Lo prevede il Terzo Piano di Azione, una delle idee centrali del nuovo Piano nazionale sull’inclusione scolastica. L’obiettivo è dare continuità agli alunni con disabilità evitando che cambino insegnante di sostegno quasi ogni anno.
Il rafforzamento del sostegno
Prosegue così il percorso di rafforzamento dell’ambito del sostegno da parte del ministero che con misure anche criticate sta puntando forte sul miglioramento dell’istruzione degli alunni con disabilità. Dopo i Corsi Indire e la conferma dei docenti di sostegno su richiesta della famiglia, in arrivo nuovi provvedimenti che puntano alla continuità didattica e al miglioramento dell’istruzione degli alunni con disabilità.
Restano alcune criticità, viste come incoerenze da parte dello stesso ministero, ad esempio nella possibilità data ai docenti non specializzati di ottenere la continuità didattica su richiesta della famiglia.
Le misure del ministero nascono con l’esigenza di arginare il fenomeno per il quale oggi succede spesso che un docente di sostegno, dopo pochi anni, chieda il trasferimento sulla materia curricolare oppure cambi scuola. Questo crea una forte discontinuità per lo studente, che deve ricominciare da capo il rapporto educativo, la fiducia e il lavoro costruito nel tempo.
Le possibili modifiche
Il Piano parte da un principio preciso: per uno studente con disabilità la relazione stabile con il docente è parte integrante dell’inclusione. Non conta solo avere il sostegno assegnato, ma anche mantenere continuità educativa.
Per questo vengono proposte alcune possibili modifiche: limitare il passaggio rapido dal sostegno alla materia, imporre un periodo minimo di permanenza sul sostegno o nella stessa scuola, incentivare economicamente o professionalmente chi sceglie di restare stabilmente sul sostegno. Il Piano, almeno per ora, non introduce un obbligo automatico o immediato. Si tratta di linee di indirizzo politiche e organizzative che dovranno poi tradursi in norme concrete.
Il punto più delicato riguarda proprio il “blocco” del passaggio alla materia. Attualmente molti docenti entrano sul sostegno anche come strada più veloce per ottenere il ruolo, per poi chiedere successivamente il trasferimento sul posto comune. Il Piano sembra voler frenare questo meccanismo, perché produce un continuo turnover.
Gli incentivi
Gli “incentivi” citati potrebbero tradursi in bonus economici, punteggi aggiuntivi, agevolazioni professionali, corsie preferenziali;, riconoscimenti di carriera. Per ora però il Piano non specifica ancora quali strumenti verranno scelti.
Il Piano manda un messaggio molto chiaro: il Ministero vuole trasformare il sostegno da incarico “di passaggio” a scelta professionale più stabile e continuativa. Nel frattempo nasce anche il “portfolio del docente“, che interesserà anche il mondo del sostegno.