Ci saranno meno supplenze l’anno prossimo: taglio degli spezzoni per via di meno classi e tagli all’organico 2026/27

La nota inviata agli USR punta a ridurre l’organico di fatto: accorpamenti e taglio degli spezzoni per limitare le supplenze.

La sfida dei prossimi anni

Quali conseguenze avrà la comunicazione inviata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito agli Uffici scolastici regionali contenuta nella nota n. 164 del 16 aprile 2026? La situazione della scuola italiana è in evoluzione, e non solo perché sta terminando la fase PNRR, che consentirà, si spera, maggiore margine di manovra al governo per intervenire sulle modalità di reclutamento.

Bisogna anche affrontare il tema del calo demografico che impatterà sulle necessità delle scuole. In questo senso vanno lette le indicazioni per la definizione degli organici del personale docente per il prossimo anno scolastico.

Il quadro delineato dal ministero coinvolge diversi aspetti e tiene conto di diversi fattori: si comincia proprio dal calo demografico, ma non può trascurare anche la riforma degli istituti tecnici e l’entrata a regime del modello 4+2. Sono tutti elementi che nei prossimi mesi e nei prossimi anni impatteranno non poco sul mondo della scuola e incideranno direttamente sulla formazione delle classi e sulla distribuzione dei docenti.

Il ruolo dell’organico di fatto

Uno dei punti centrali riguarda l’organico di fatto, cioè quello utilizzato ogni anno per le supplenze fino al 30 giugno. L’indirizzo del Ministero è chiaro: ridurre il più possibile il ricorso a questo tipo di organico a favore di quello di diritto.

Per raggiungere l’obiettivo, il ministero punta a limitare la creazione di nuove classi, favorendo invece accorpamenti e il ricorso a classi articolate. Ma non basta, perché sarà necessario anche ridurre gli spezzoni orari, in modo da garantire maggiore continuità didattica con personale stabile e contenere il numero di incarichi a tempo determinato.

Le uniche eccezioni riguardano situazioni particolari, come le aree colpite da eventi sismici, dove restano previste misure di salvaguardia.