Si sta svolgendo in queste ore l’incontro fissato all’Aran per stringere i tempi sul rinnovo di contratto scuola inerente il triennio già in corso 2025-2027. Sarebbe il terzo rinnovo in pochi anni del Ministero Valditara, e le parti si sono accordate per trovare subito un’intesa dal punto di vista economico, per poi rimandare la parte normativa in un secondo momento. Lo scopo è assicurare prima possibile in busta paga al personale scolastico gli aumenti già stanziati dal Governo, in modo da arrivare ad avvicinare le cifre finali a quelle più consone all’aumento del costo della vita degli ultimi anni.
Aumenti su tre anni
Cifre finali che saranno ancora lontane dalle esigenze dei docenti e di tutto il personale scolastico e dei sindacati, ma che rappresentano un ulteriore segnale di volontà politica di restituire dignità economica alla professione scolastica. L’obiettivo finale è allineare gli stipendi scolastici a quelli della pubblica amministrazione e alla media europea. Inutile dire che al di là di questi nuovi aumenti, la strada sarà ancora lunga. Cifre ufficiali ancora non ce ne sono ma come detto ci sono indicazioni di massima frutto anche di quanto già stanziato dal ministero per questo nuovo rinnovo di contratto scuola.
Gli aumenti saranno progressivi e spalmati su tre anni, uno già trascorso e uno in corso, e consentiranno anche di ottenere il saldo degli arretrati considerato che il triennio è iniziato già nel 2025.
Tra i nodi principali della trattativa c’è la parte economica, già oggetto di una prima ipotesi contrattuale circolata nei giorni scorsi, che definisce gli incrementi stipendiali per il personale scolastico.
Quanto cresce lo stipendio
Gli incrementi previsti per i docenti seguono un percorso progressivo che si sviluppa nell’arco di tre anni, dal 2025 al 2027. Le cifre non sono uguali per tutti: aumentano con l’esperienza e cambiano a seconda del grado di scuola.
Guardando ai valori finali, quelli che si vedranno pienamente nel 2027, gli importi mensili lordi si muovono in queste fasce: per infanzia e primaria si va da circa 110 a 159 euro; per i docenti diplomati delle superiori da 110 a 164 euro; nella secondaria di primo grado si sale tra 119 e 176 euro; mentre per i docenti laureati delle superiori si raggiungono livelli compresi tra 119 e 185 euro. Tutte queste cifre vengono riconosciute anche sulla tredicesima e incidono sulle componenti legate allo stipendio, inclusi gli effetti previdenziali.
Se si osserva l’insieme dei dati, emerge una crescita media che si posiziona intorno ai 140-150 euro lordi mensili. In termini percentuali, significa un aumento che si aggira tra il 5% e il 6% dello stipendio base. Non si tratta però di un valore uniforme: entrano in gioco vari fattori come il grado di istruzione, gli anni di servizio e la posizione economica raggiunta. La spinta maggiore si registra nelle fasi più avanzate della carriera, dove gli incrementi possono superare i 170-180 euro mensili.
