Elenchi regionali per il ruolo al via, ma il rischio è che ci siano pochi posti da assegnare

Non c’è ancora il parere ufficiale del Cspi, fondamentale a livello di procedura burocratica ma non vincolante, dopodiché sarà possibile pubblicare il testo definitivo del decreto sugli elenchi regionali che in ogni caso partiranno già nel 2026.

L’iscrizione nelle graduatorie

Elenchi regionali che avranno un impatto non solo sui docenti che vorranno e potranno iscriversi nelle graduatorie ad essi riservati, ma anche sulla disponibilità di posti residua per altri canali, come ad esempio lo scorrimento della prima fascia gps sostegno e la mini call veloce.

Queste due procedure di immissione in ruolo da graduatorie, infatti, si attiveranno solo in caso di posi residui dopo gli elenchi regionali. Se già negli scorsi anni non c’erano molti posti disponibili, il rischio è che da quest’anno siano ancora meno.

Gli elenchi regionali, definiti un momentaneo doppio canale di reclutamento in attesa che arrivi quello vero e proprio da posto comune, sono pensati per dare un ulteriore sbocco ai docenti idonei.

Non preoccupa al momento il ritardo nella pubblicazione del decreto attuativo, che doveva essere emanato secondo le intensioni ministeriali entro il 31 dicembre.

I punteggi di inserimento

C’è da discutere ancora il criterio di determinazione del punteggio di inserimento negli elenchi regionali. Probabile che si pensi a un sistema che fa riferimento solo alla somma dei punteggi delle prove concorsuali. In questo caso verrebbero esclusi titoli e servizi. Se così fosse, si dovrebbe provvedere a ulteriori interventi normativi, arrivati con la pubblicazione del nuovo Decreto PNRR, che dovrà adesso seguire l’iter parlamentare.

Secondo i sindacati a meno che non dovessero aumentare gli organici le immissioni in ruolo, non ci sarebbero molti posti da assegnare con gli elenchi regionali. Secondo Flc Cgil, infatti,“senza un investimento stabile sull’organico, lo strumento da solo non è sufficiente a incidere sul precariato”.