Il diritto al risarcimento per i precari con più di 36 mesi di servizio è ormai sancito dai giudici, con la Cassazione che conferma questo orientamento volto a contrastare l’abuso dei contratti a termine nel nostro Paese, monito peraltro già lanciato da tempo da parte dell’Europa.
Il risarcimento possibile
La conferma della necessità di tutelare i diritti del personale scolastico precario è ancora una volta sancita dai giudici, convinti che oltre i 36 mesi non solo si debba provvedere alla stabilizzazione, ma che ci sia diritto a ottenere un risarcimento.
Un modo sia per tutelare i diritti di quanti per anni sono stati costretti a lavorare senza una garanzia contrattuale, ma anche per portare lo Stato a fare dei freddi calcoli: la convenienza tra esporsi al rischio di risarcimenti o sanare questo genere di problematica.
I risarcimenti infatti sono ingenti, considerato che secondo le stime sindacali vanno dai 40mila ai 60mila euro in caso di accertamento di abuso dei contratti a termine.
I precari sul sostegno
Lo conferma Anief, in prima linea per quel che riguarda questa tipologia di ricorsi. Chiara Cozzetto, segretaria generale di Anief: “La Corte di Cassazione con una recentissima sentenza ha ribadito il diritto del personale precario della scuola a ricevere il risarcimento del danno in caso di illegittima reiterazione di contratti a termine oltre i 36 mesi di servizio”.
La novità è che l’articolo 12 del decreto legge 131 del 2024, inserito nel decreto “Salva infrazioni”, è intervenuto sui paletti utili a considerare come calcolare il danno da risarcire, con un limite massimo portato da 12 a 24 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR. Viene anche meno la legge che portava a metà l’indennità in presenza di graduatorie speciali.
Come viene calcolato il risarcimento: si basa sulla retribuzione lorda e la somma è esente da tassazione, e va dai 40 ai 60mila euro.
Sempre in tema precariato, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali (CESD) nell’ambito del sostegno ha sancito che ci sono 122.000 precari su oltre 200.000 supplenti totali, cosa che viola la Carta sociale dell’Unione europea.