Gli emendamenti Anief sul tema della mobilità straordinaria e intercompartimentale guardano nella direzione di ristabilire equità tra personale della pubblica amministrazione, partendo dal presupposto che rappresenta un’ingiustizia il fatto che al momento quello della scuola sia l’unico personale a essere vincolato. Per il sindacato, un’ingiustizia da sanare al più presto. Si prova subito a correggere la situazione con la memoria scritta presentata nel corso dell’audizione in VII Commissione del Senato sul decreto-legge n. 127/2025.
Mobilità straordinaria su tutti i posti vacanti e disponibili
Il sindacato chiede una modifica in materia di mobilità scolastica che passa dalla proroga, in vista del prossimo anno scolastico (quindi il 2026/2027), della mobilità straordinaria su tutti i posti vacanti e disponibili, in deroga ai vincoli di permanenza.
In base agli emendamenti proposti, si concederebbe la possibilità di accedere a trasferimenti, passaggi di ruolo, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie a tutti i docenti e il personale Ata assunti entro il 31 dicembre 2025. Farebbero parte del personale cui viene riservato questo beneficio anche i dipendenti con contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo. La quota per i trasferimenti verrebbe fissata al 100% dei posti vacanti, in ogni regione, per il triennio 2026-2028.
In questo modo si otterrebbe un duplice risultato: il primo sarebbe l’agevolazione del ricongiungimento familiare, allo stesso tempo però si tutelerebbe il diritto al lavoro e alla famiglia. Un’agevolazione anche per il rientro dei docenti assunti tramite le call veloci.
La mobilità intercompartimentale
Ma in tema mobilità sono state avanzate anche altre proposte: una riguarda la mobilità intercompartimentale, che verrebbe estesa anche al personale scolastico. Se arrivasse un’apertura in questo senso, includendo anche il personale docente, educativo e Ata, si concederebbe la possibilità di trasferimenti anche in presenza di limitazioni alle assunzioni. Un provvedimento che idealmente rappresenterebbe una continuità con quanto già previsto dall’art. 47 della legge 311/2004.
A evidenziare l’urgenza di questa possibilità, il fatto che al momento il personale scolastico resta l’unico escluso da questo beneficio. Un paradosso se si considera che la riforma degli ordinamenti professionali introdotta dal decreto Brunetta (DL 80/2021) è andata nella direzione di smussare le differenze tra i vari comparti della Pubblica amministrazione per quel che concerne carriera, ordinamenti e trattamento economico.