La decisione presa a inizio settembre con l’art. 4 del decreto 127 di rimandare ulteriormente un nuovo regolamento per il conferimento delle supplenze gps al 2028 renderà difficile intervenire su alcuni temi su cui i sindacati insistono da diverso tempo con il Ministero, e che non starebbero funzionando nel meccanismo di attribuzione delle supplenze.
Rinvio per il Covid
Il prossimo aggiornamento delle Graduatorie previsto nel 2026, quindi verrà disciplinato da una nuova Ordinanza Ministeriale che avrà valore per il biennio 2026/2028 e che difficilmente potrà rivoluzionare alcune questioni al momento strutturali ma ritenute critiche dai sindacati.
Il paradosso è che l’Ordinanza ministeriale fu istituito per sostituire provvisoriamente il nuovo Regolamento in epoca Covid. Emergenza fortunatamente abbondantemente superata, ma questo non è servito per sedersi attorno a un tavolo e varare i nuovi punti da seguire per disciplinare un aspetto importante della scuola come le graduatorie per le supplenze.
Le questioni da risolvere
Al momento le supplenze sono assegnate mediante informatizzazione delle nomine: gestisce tutto o quasi il famoso o famigerato algoritmo che da un lato ha snellito notevolmente la procedura (emblematico il caso di quest’anno, con assegnazione supplenze a tempo di record anche grazie alla nuova norma sulla conferma del docente di sostegno su richiesta della famiglia), dall’altro è costantemente oggetto di critiche per alcune sue caratteristiche strutturali.
I difetti dell’algoritmo
Una di queste è il fatto che, detto volgarmente, l’algoritmo “non torna indietro”: in maniera più tecnica, le operazioni non sono soggette a rifacimento. Significa che le disponibilità successive a una nomina che si determinano anche a seguito di rinuncia, vanno a beneficio solo di aspiranti docenti posizionati in graduatoria successivamente rispetto all’ultimo dei candidati trattato nella procedura.
La valutazione dei titoli
Rischia di rimanere cristallizzata anche la questione della valutazione dei titoli, con le disparità emerse tra docenti e ITP in possesso dello stesso titolo. Al momento, persiste una valutazione del titolo abilitante che per i docenti laureati diversa rispetto agli ITP, che quindi pagano con una posizione peggiore in graduatoria, a dispetto di percorsi abilitanti equivalenti.