La notizia che a luglio l’indennità di vacanza contrattuale raddoppierà, ma che passerà dallo 0,6% all’1% è stato accolto dal personale scolastico come l’ennesimo affronto a una condizione stipendiale ritenuta tutt’altro che soddisfacente. L’aumento corrisponderà infatti solamente a pochi euro, mentre ancora fermo il rinnovo del contratto scuola.
Gli aumenti previsti
Eppure le cifre di cui stanno discutendo sindacati e ministero all’Aran non sono di poco conto: gli aumenti salariali medi sulla cui base dovrebbero accordarsi e parti sono di circa 140 euro lordi al mese, che possono arrivare a 160 euro per alcune categorie.
Beneficeranno di 130 euro al mese i dipendenti del personale ATA, 150 euro i docenti. Non sono cifre irrisorie, ma nemmeno sufficienti ad adeguare gli stipendi al resto della pubblica amministrazione, né tantomeno a quelli dei colleghi europei e all’aumento del costo della vita.
Raddoppia l’indennità di vacanza contrattuale
Nel frattempo l’indennità di vacanza contrattuale, anticipo sui futuri aumenti, sta diventando una condizione permanente, e verrà scorporata dagli aumenti quando questi entreranno in vigore, e corrisponde già a circa la metà dell’importo proposto dal governo. Da un lato un indennizzo utile, dall’alto un anticipo che farà poi percepire come meno “consistente” l’aumento vero e proprio.
Non si può negare che il ministero in questi anni stia provvedendo a rinnovi contrattuali più celeri rispetto al passato. Il contratto 2019-2021 è già stato rinnovato, quello 2022-2024 è in trattativa e le risorse per il triennio 2025-2027 sono già stanziate dalla legge di bilancio.
La perdita del potere di acquisto
Ma questo naturalmente non basta a soddisfare le esigenze del personale scolastico. La differenza tra inflazione e stipendi racconta di aumento dei salari fermo al 6% con inflazione che dal 2021 è arrivata al 18%. Il risultato è che il potere d0acquisto del personale scolastico è crollato, a dispetto degli aumenti stipendiali.
Avere stipendi inferiori di circa 12-13 punti percentuali rispetto ai livelli del 2020 li rende ancora toppo bassi per consentire al personale scolastico di ritenerli adeguati.
