Azzeramento graduatorie di merito concorsi ordinari con un nuovo bando: fa discutere il ddl sul reclutamento docenti in questi giorni all’esame della commissione al Senato

Non c’è solo il doppio canale di reclutamento docenti all’interno del ddl sul reclutamento insegnanti in questi giorni all’esame della commissione al Senato. Ci sono anche alcuni aspetti controversi, che suscitano la perplessità di chi si batte da anni per il doppio canale di reclutamento e vede una contraddizione in alcuni aspetti del ddl.

L’azzeramento delle graduatorie

Uno degli aspetti che stanno suscitando particolari critiche è sicuramente quello inerente l’azzeramento delle graduatorie di merito dei concorsi ordinari con il bando del successivo.

Se approvato, sarebbe un provvedimento in aperto contrasto con quanto si sta portando avanti in ottica salvaguardia delle graduatorie di merito, come dimostra anche il recente decreto scuola.

In generale, come spiega il responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega Mario Pittoni, il ddl prosegue sulla strada dei principi già sviluppati nel ddl 1920/20 sul doppio canale. Una versione probabilmente meno dettagliata, ma con la stessa filosofia con la bozza aggiornata che Pittoni ha consegnato al ministro a inizio legislatura in due versioni.

La difficoltà a reperire fondi

Un progetto di non facile attuazione, soprattutto per la consueta questione della difficoltà a reperire le risorse necessarie per attuare questo genere di assunzioni. E infatti nella bozza era previsto anche un piano B in caso di difficoltà a reperire le risorse necessarie.

Come detto, non convince appieno il ddl all’esame in questi giorni della commissione Senato, soprattutto nella parte che riguarda l’azzeramento delle graduatorie di merito dei concorsi ordinari in caso di nuovo bando. Si rischia di tornare indietro rispetto ai passi avanti fatti con il decreto scuola che guarda nella direzione della salvaguardia delle graduatorie.

Un azzeramento che significa per chi ha già superato le prove, doverle ripetere. Secondo Pittoni, “la questione del via libera al doppio canale non si risolve in Parlamento bensì, come per le altre correzioni degli accordi sul Pnrr, nel confronto con la Commissione europea”.